Sabato mattina sarebbe toccato a noi, per il laboratorio del recupero della memoria. Eravamo presenti in tre, io, Lorenzo Dina e Litiano Piccin, con tre trolley, due zaini e tre cartoni di materiale tecnico ed informatico in previsione del lavoro di recupero.
Totale recuperi effettuati: 0. Zero. ZERO.
I motivi? Non è questa la sede per parlarne, ma in sostanza si possono riassumere molto brevemente con: nessuno ne sapeva nulla.
Non ci siamo persi d’animo, naturalmente. In poco tempo l’aula, piuttosto piccola, era piena di studenti estremamente interessati, a cui si sono aggregati alcuni avvocati, qualche tecnico e qualche rappresentante delle forze di polizia. Abbiamo parlato a braccio di computer forensic, tecniche, strumenti, tecnologie, aspetti legali, con la completa partecipazione di tutti i presenti. Le domande sono state tantissime, a testimoniare l’interesse per l’argomento. Di immenso valore poi le esperienze “sul campo” raccontate da Lorenzo e da Litiano, con estrema semplicità e una vena di umorismo, soprattutto quando narravano le disavventure con qualche aggeggio dotato di “feature” non documentate, purtroppo non infrequenti.
Giunta l’ora di chiudere eravamo ancora circondati da persone che facevano domande, anche mentre liberavamo l’aula dai nostri bagagli.
Potevamo risparmiarci di portare i vari chili di attrezzature, ma, come si sa, il senno di poi è una scienza esatta, solo che rimane fine a sé stessa.
In ogni caso, per quanto mi riguarda, ne è valsa la pena, per molte ragioni. Ho finalmente potuto conoscere un po’ meglio Litiano, che è una persona speciale.
In ogni caso, il recupero della memoria per l’Abruzzo è ancora un discorso aperto: si sta lavorando in tal senso. Appena ho notizie più precise sarà mia cura pubblicarle.

