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	<title>Il non-blog di Mario Pascucci &#187; Pensieri sparsi</title>
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	<description>Sto lavorando sodo per preparare il mio prossimo errore (B. Brecht)</description>
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		<title>&#8220;Naturalmente portati&#8221; per il computer</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardo mio figlio, quattro anni e mezzo, che clicca abilmente su pulsanti e link all&#8217;interno del sito LEGO&#174;, sceglie un giochino in Flash con Saetta McQueen, si mette la cuffietta, molla il mouse, posiziona le dita sui tasti cursore ed inizia la corsa. A due anni padroneggiava il mouse come se fosse un arto o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardo mio figlio, quattro anni e mezzo, che clicca abilmente su pulsanti e link all&#8217;interno del sito LEGO&reg;, sceglie un giochino in Flash con Saetta McQueen, si mette la cuffietta, molla il mouse, posiziona le dita sui tasti cursore ed inizia la corsa.</p>
<p>A due anni padroneggiava il mouse come se fosse un arto o un organo del proprio corpo, con la stessa naturalezza. Sapeva dire meno di venti parole, non sapeva tenere una matita in mano, nonostante gli sforzi congiunti di papà e mamma, ma mouse e tastiera non avevano segreti per lui. </p>
<p>Qualche giorno fa, un caro amico di viaggi da pendolare, mi raccontava le sue preoccupazioni per il figlio, adulto, che non sembrava propenso a diventare indipendente ma, pur avendo un lavoro precario e niente sicurezze, stava pensando di cambiare l&#8217;auto, &#8220;vecchia&#8221; di due anni: &#8220;Eppure &#8211; raccontava &#8211; i suoi amici gli chiedono in continuazione consigli sul computer. Pensa che è lui che li accompagna nel negozio e gli sceglie i pezzi, glieli assembla e gli consegna il computer funzionante.&#8221; </p>
<p>La sua era confusione. Non capiva come mai un ragazzo che riesca ad assemblare e far funzionare un computer a partire dai singoli pezzi non riuscisse a capire ragionamenti elementari come quelli sull&#8217;indipendenza e sull&#8217;inutilità dei soldi spesi per uno scaldabagno semovente che brucia benzina. </p>
<p>Allora gli ho spiegato cose che nessuno ha il coraggio di dire. <em>Nessuno</em>. </p>
<p>Assemblare un computer a partire dai singoli pezzi è qualcosa che una scimmia ammaestrata può fare, è come seguire una ricetta, per di più molto semplice:</p>
<ul>
<li>I connettori interni sono sagomati e colorati: è <strong>impossibile</strong> inserire un cavo in un connettore errato, ed è impossibile inserirli al contrario, vista la presenza di una chiave di orientamento meccanica. Come è difficile inserire il cavo nel connettore sbagliato, a meno di essere daltonici o di usare una mazza.</li>
<li>I cavi sono ridotti al minimo e lo spazio interno è quasi vuoto, data la compattezza dei componenti moderni</li>
<li>I connettori delle schede e della memoria sono chiaramente identificati e colorati, per cui è, di nuovo, impossibile sbagliare.</li>
<li>Se si compra tutto insieme dallo stesso venditore, i pezzi sono già scelti per &#8220;lavorare&#8221; insieme, ed il venditore, che molto spesso è un appassionato esso stesso, avverte se si stanno comprando parti incompatibili fra loro (non sempre, ma spesso).</li>
<li>L&#8217;installazione del sistema operativo e dei relativi driver è diventata talmente semplice e lineare che realmente chiunque può installare il software. Il &#8220;wizard&#8221; di installazione di Windows 7 pone pochissime domande, tutte assolutamente banali, non serve una laurea in scienza dell&#8217;informazione.</li>
</ul>
<p>Al termine delle mie spiegazioni mi guardava dubbioso ed incredulo. Come ulteriore conferma gli ho citato un paio di episodi da lui stesso raccontati, in cui appariva evidente, almeno a me, che sì, sapeva installare Windows, ma non era in grado di risolvere un problema banale come quello di una scheda WiFi che non si connetteva alla rete wireless di casa, per via del driver che non era in grado di accettare cifrature WPA/WPA2. </p>
<p>Pian piano si è convinto (è difficile per un padre accettare che i propri pargoli siano nella media, figuriamoci l&#8217;accettare che siano <em>sotto</em> la media&#8230;), ed anzi la mia spiegazione gli ha chiarito la confusione che gli creava l&#8217;apparente contraddizione fra il saper &#8220;maneggiare&#8221; un computer e non capire semplici calcoli su benzina consumata e strada percorsa. </p>
<p>L&#8217;episodio, al solito, mi ha fatto riflettere, non poco. Siamo abituati a sentir dire che &#8220;i giovani sono naturalmente portati per l&#8217;informatica&#8221;, ma sono sempre più convinto che sia falso e fuorviante. </p>
<p>Da ragazzo, l&#8217;unica cosa che si poteva smontare, personalizzare, aggiustare era il motorino, per i più fortunati, la bicicletta per gli altri. Era normale sentire genitori ammirati per la capacità del proprio figlio di riparare e personalizzare la propria due ruote, sembrava attenderci un mondo di esperti meccanici. </p>
<p>Era la stessa situazione, con in più la complessità del fatto che molte parti del motorino non avevano le sicurezze per evitare di essere montate al contrario, o di dimenticare un paio di pezzi nel rimontare la parte &#8220;aggiustata&#8221;. E lì si vedeva la differenza fra quello che sapeva &#8220;sotto il cofano&#8221; cosa c&#8217;era, e quello che seguiva delle ricette, senza capirle.</p>
<p>Oggi questo ha riflessi profondi e gravissimi sull&#8217;impiego della tecnologia nella nostra vita. Ne vedo e ne subisco continuamente gli effetti. Gli &#8220;amministratori&#8221; <em>wizard</em>-dipendenti sono innumerevoli, ed i risultati si vedono. E l&#8217;effetto più deleterio è che loro stessi, e chi gli sta intorno, si convincono di essere &#8220;esperti&#8221;, dimenticando che l&#8217;esperienza non è saper seguire una ricetta, per di più guidata da un <em>wizard</em>.</p>
<p>L&#8217;esperienza è sempre più intesa come &#8220;lo strumento giusto per il lavoro giusto&#8221;. La &#8220;click-button&#8221; knowledge (parafrasando una frase di un amico, ciao Nanni), possiamo chiamarla: quale bottone premere ed in quale sequenza. Secondo questo ragionamento basta comprare gli attrezzi meccanici giusti per essere un meccanico da Formula 1 (a vedere qualche meccanico in giro in effetti il dubbio viene).</p>
<p>Chi poi dovrebbe essere in grado di selezionare le persone in base alla competenza, in molti casi, è appena in grado di distinguere un mouse da un touchpad, per cui si arriva a situazioni ridicole dove vieni chiamato per un lavoro su Linux RedHat Enterprise ed il selezionatore non solo non legge il tuo curriculum (no, non è il solito espediente per vedere se il curriculum è vero, ma non lo legge proprio, altrimenti non sarebbe successo che&#8230;), ma ti sottopone ad un pistolotto su quanto è bello Windows 2008 Server, e su quanto sia arretrato Linux, discorsi che non sentivo da 15 anni.</p>
<p>Come faccia un cliente a capire quanto è competente l&#8217;informatico che si trova davanti, se pensa che tutti i giovani siano naturalmente portati, è e rimarrà un paradosso al pari del gatto di Schrödinger. </p>
<p>Su tutto questo si innesta un discorso molto più &#8220;meta&#8221;, dove posso dire che noi informatici svendiamo la nostra competenza per un piatto di lenticchie, ma questa è una storia differente. </p>
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		<title>Archivi storici: un problema che si risolverà da solo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 12:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[archivi]]></category>
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		<description><![CDATA[Esiste una particolare categoria di archivi storici che pone problemi peculiari: le registrazioni audio e video. A differenze di altri materiali storici, le registrazioni hanno bisogno di un intermediario per essere &#8220;fruite&#8221;: il riproduttore. La situazione in questo campo si avvia ad essere irreversibile. Facciamo un esempio, prendendo a riferimento un supporto estremamente diffuso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una particolare categoria di archivi storici che pone problemi peculiari: le registrazioni audio e video.</p>
<p>A differenze di altri materiali storici, le registrazioni hanno bisogno di un intermediario per essere &#8220;fruite&#8221;: il riproduttore. </p>
<p>La situazione in questo campo si avvia ad essere irreversibile. Facciamo un esempio, prendendo a riferimento un supporto estremamente diffuso in ambito radiofonico: il nastro magnetico analogico da 1/4 di pollice.</p>
<div id="attachment_1076" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/08/tape.jpg"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/08/tape-300x225.jpg" alt="Una bobina di nastro da 1/4&quot;" title="Una bobina di nastro da 1/4&quot;" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1076" /></a><p class="wp-caption-text">Una bobina di nastro da 1/4&quot;</p></div>
<p>Negli archivi di molte radio e televisioni vi sono centinaia di migliaia di questi supporti, con registrazioni che vanno dagli anni &#8217;50 in poi, ancora utilizzabili e recuperabili senza troppo sforzo, la cui conservazione non è un problema, e non lo sarà ancora per almeno venti anni. </p>
<div id="attachment_1077" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/08/teulada-nastri.jpg"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/08/teulada-nastri-225x300.jpg" alt="Uno degli archivi della RAI" title="Uno degli archivi della RAI" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-1077" /></a><p class="wp-caption-text">Uno degli archivi della RAI</p></div>
<p>Un giorno, occorrerà pensare a recuperare queste registrazioni ed a convertirle in una forma maggiormente fruibile e meno soggetta alla tirannia del tempo. Tutto è già stato pensato e ripensato, per cui esistono strategie, tecnologie e procedure, collaudate e consolidate, per recuperare e conservare le registrazioni di questo tipo. Non è questo il problema. </p>
<p>Il problema nascerà quando (e se) si cercherà un riproduttore per recuperare il materiale. I principali produttori sono <a href="http://www.revox.com">Revox</a> per la parte consumer, <a href="http://www.studer.ch/">Studer</a> e <a href="http://www.otari.com/">Otari</a> per la parte broadcasting. Di queste, solo Otari ha in catalogo un riproduttore per questo tipo di nastri, mentre le altre due hanno addirittura cessato anche l&#8217;assistenza e la manutenzione dal 2008.</p>
<p>Il mercato ha leggi che se ne infischiano delle &#8220;nicchie&#8221;, e quella degli archivi storici di registrazioni è una nicchia, per quanto estesa possa sembrare. Non occorre essere veggenti per predire che sono rimasti pochi anni, dopo i quali sarà impossibile reperire sufficienti riproduttori, testine magnetiche e parti di ricambio per recuperare tutto il materiale storico. Coniugando questo con il fatto che spesso gli archivi hanno un catalogo incompleto e frammentario, per usare un eufemismo, ne discende obbligatoriamente che non è neanche possibile selezionare il materiale da salvare:</p>
<ul>
<li>Perché potrebbe non essere catalogato correttamente, o non catalogato affatto</li>
<li>Perché per selezionare il materiale <em>occorre ascoltarlo</em></li>
</ul>
<p>Dal secondo punto ne discende che tanto vale riversarlo <em>in toto</em>, senza stare a separare il grano dalla pula. Fra l&#8217;altro, per poter decidere se un materiale valga il recupero occorre che sia ascoltato da persone con particolari competenze, che variano in funzione del tipo di materiale registrato: in una registrazione potrebbe esserci un notiziario, una intervista, una canzone cantata da qualcuno in particolare, una esecuzione particolare di un brano altrimenti noto, e via così. </p>
<p>Il costo del recupero in sé è talmente basso che non porta nessun vantaggio effettuare la selezione in anticipo. Anche perché il recupero viene effettuato con procedure di riversamento massivo, in cui gran parte del lavoro di controllo è demandato a macchine e software specifici, sempre più abili e versatili nel rimpiazzare l&#8217;orecchio umano in alcune attività a bassa competenza: se la testina del riproduttore si è sporcata un software dedicato può segnalare all&#8217;operatore che è ora di fare pulizia ben prima che se ne accorga l&#8217;orecchio più allenato. </p>
<p>I problemi, quando e se si deciderà per il recupero, arriveranno proprio dai riproduttori. In un archivio contenente 200.000 nastri differenti (non è un numero a caso) si può ipotizzare di usare una ventina di riproduttori per il riversamento, per cui ogni riproduttore dovrà leggere 10.000 nastri, con una durata media di 23 minuti: ogni riproduttore dovrà funzionare per oltre 3.800 ore. Le testine di lettura durano qualche  migliaio di ore, ma leggendo nastri un po&#8217; datati la durata potrebbe essere inferiore alle 2.000 ore, dopo il quale andranno sostituite. </p>
<p>L&#8217;elettronica, dal canto suo, invecchia. Dopo quindici anni i produttori di condensatori elettrolitici ne dichiarano esaurita la vita utile, anche se mai utilizzati. Figuriamoci se andiamo a parlare di fedeltà di riproduzione: ben prima dei quindici anni si sentono gli effetti di invecchiamento dell&#8217;elettronica sul suono riprodotto. </p>
<p>Per farla breve: partendo oggi, potrebbero essere sufficienti i riproduttori esistenti per riversare tutto il materiale esistente, ammettendo di poter cannibalizzare parte del parco in circolazione per tenere efficienti i riproduttori. E&#8217; un margine esiguo, che ogni anno che passa si assottiglia e avvicina sempre più la soluzione definitiva per gli archivi di registrazioni: l&#8217;oblio.</p>
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		<title>Blocca il computer quando ti alzi. No, aspetta, ho una idea migliore!</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Didier Stevens, un guru del formato PDF, oltre che di molte altre cose legate alla sicurezza, quella vera, non le chiacchiere, ha rilasciato una semplicissima applicazione che potrebbe essere l&#8217;uovo di Colombo, per alcune situazioni. Ha connesso un sensore di temperatura a infrarossi con uscita USB al computer. Questo tipo di sensore è in grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.didierstevens.com/">Didier Stevens</a>, un guru del formato PDF, oltre che di molte altre cose legate alla sicurezza, quella vera, non le chiacchiere, ha rilasciato <a href="http://blog.didierstevens.com/2011/04/06/lockifnothot/">una semplicissima applicazione</a> che potrebbe essere l&#8217;uovo di Colombo, per alcune situazioni. </p>
<p>Ha connesso un <a href="http://www.phidgets.com/products.php?product_id=1045">sensore di temperatura a infrarossi</a> con uscita USB al computer. Questo tipo di sensore è in grado di misurare la temperatura di qualsiasi cosa verso cui viene puntato, senza alcuna necessità di contatto, quindi anche a distanza. </p>
<p>Il sensore è puntato verso la sua sedia. Se la temperatura misurata scende sotto i 25° la sua applicazione blocca schermo e tastiera del computer, esattamente come quando parte lo screensaver del computer.</p>
<p>In pratica, se l&#8217;operatore si alza dalla sedia senza bloccare il computer, appena esce dal campo visivo del sensore termico il computer si blocca da solo. Utile per tutte le situazioni in cui un &#8220;occasionale passante&#8221; non debba leggere i dati sullo schermo di un computer rimasto senza operatore. </p>
<p>Personalmente lo userei al contrario: bloccare ogni accesso appena un essere umano vi si siede davanti, dato che la maggior parte dei problemi dei computer si trova fra la tastiera e la sedia&#8230; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/PEBKAC"><acronym title='Problem Exists Between Keyboard And Chair'>PEBKAC</acronym></a>, you know.</p>
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		<title>Tappatevi la bocca. Silenzio.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 13:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.msnbc.msn.com/"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/03/g-110313-cvr-miyagi-8p.grid-12x3.jpg" alt="" title="." width="972" height="537" class="aligncenter size-full wp-image-1060" /></a></p>
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		<title>Non è un paese per tecnici II</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 17:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri, 11 marzo, la sera, un giornalista commentando le notizie ancora parziali e frammentarie della centrale nucleare giapponese danneggiata dallo spaventoso terremoto: &#8220;&#8230; ci si rende conto che la scienza non è onnipotente, ecco. I discorsi degli scienziati e dei tecnici che vorrebbero dimostrarci che tutto è stato previsto, che non bisogna preoccuparsi, si scontrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, 11 marzo, la sera, un giornalista commentando le notizie ancora parziali e frammentarie della centrale nucleare giapponese danneggiata dallo spaventoso terremoto:<br />
&#8220;&#8230; ci si rende conto che la scienza non è onnipotente, ecco. I discorsi degli scienziati e dei tecnici che vorrebbero dimostrarci che tutto è stato previsto, che non bisogna preoccuparsi, si scontrano poi col fatto che qualcosa non funziona.&#8221;</p>
<p>In queste poche frasi c&#8217;è tutto il devastante dramma rappresentato da una società che sta tornando rapidamente nell&#8217;oscurantismo, pur usando strumenti ad altissima tecnologia, di cui però non capisce funzionamento, limiti e conseguenze. Nessuna scienza si è mai dichiarata onnipotente, e nessun tecnico ha mai potuto anche lontanamente pensare di prevedere tutto. </p>
<p>Non conosco un singolo scienziato o tecnico degno di questo nome che possa dire cose del genere. Il problema, semmai, è di chi non capisce scienza e tecnologia, e non distingue scienziati e tecnici da cialtroni e ciarlatani, che invece hanno piena la bocca di &#8220;non c&#8217;è nulla di cui preoccuparsi&#8221; e &#8220;tutto è sotto controllo&#8221;. E naturalmente senza dimenticare chi, ignorando coscientemente gli avvertimenti di scienziati e tecnici per il proprio tornaconto e profitto, provoca disastri prevedibili ed evitabili. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non è un paese per tecnici</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 21:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un dato di fatto. Essere &#8220;tecnici&#8221;, in tutti i campi in cui occorre esserlo, sta diventando sempre più difficile e sempre meno soddisfacente. La convinzione più deleteria, che purtroppo sta sempre più prendendo piede, è che un tecnico è quello che trova lo strumento giusto per ogni situazione. Niente potrebbe essere più lontano dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un dato di fatto.</p>
<p>Essere &#8220;tecnici&#8221;, in tutti i campi in cui occorre esserlo, sta diventando sempre più difficile e sempre meno soddisfacente. La convinzione più deleteria, che purtroppo sta sempre più prendendo piede, è che un tecnico è quello che trova lo strumento giusto per ogni situazione. </p>
<p>Niente potrebbe essere più lontano dalla professionalità di un vero tecnico. La prima qualità di un tecnico è la competenza, e quella è rara e preziosa.</p>
<p>Probabilmente complice un mio personale malessere che dura ormai da mesi, traggo sempre meno soddisfazione dal mio lavoro. L&#8217;unica cosa che mi trattiene dal lasciarlo è che non so fare niente altro, e che la mia famiglia dipende da me e dal mio lavoro per tirare avanti.</p>
<p>Nessuno ha più l&#8217;umiltà di dire un semplice &#8220;non so&#8221;. Tutti sono esperti di tutto, e tutti hanno una soluzione per tutto. Naturalmente, quando la soluzione non deve essere necessariamente applicata.</p>
<p>Nel mio specifico campo, il pensiero comune è che saper installare Windows o Ubuntu è tutto quello che serve per rendere chiunque un tecnico capace.</p>
<p>Niente potrebbe essere più lontano dal vero, ma questo lo si capisce solo &#8220;perdendo tempo&#8221; a capire come in realtà stanno le cose &#8220;sotto il cofano&#8221;. </p>
<p>In un mondo lavorativo dove tutto si realizza al prezzo più basso, nessuno riesce a capire che ottieni quello che paghi: un tecnico che accetti di lavorare per pochi euro l&#8217;ora, quale sia il tipo di lavoro (programmatore, sistemista, analista, ecc.) <em>vale</em> pochi euro l&#8217;ora.</p>
<p>Persone che si scandalizzano per parcelle da 50 euro l&#8217;ora (iva inclusa), e poi spendono senza battere ciglio 200 euro per una messa in piega. No, non sto dicendo che i parrucchieri guadagnino troppo, ma che i tecnici siano valutati poco. </p>
<p>Qualche giorno fa ho avuto una discussione piuttosto accesa con un collega di un altro reparto che affermava senza la minima incertezza che il mio lavoro consisteva nell&#8217;assemblare computer e installare sistemi operativi, driver e applicazioni, cosa che qualsiasi ragazzino è in grado di fare. Ecco, in questa frase c&#8217;è proprio tutta la presupponenza e la cialtroneria che sta rendendo il lavoro del tecnico un inferno quotidiano. </p>
<p>Non voglio tediare oltre chi legge. Per il momento, questo sito si ferma qui. Rimarrà tutto online, finché qualcuno lo riterrà utile o finché non mi tornerà la voglia di condividere.</p>
<p>Grazie a tutti.</p>
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		<title>Sono un ragazzo (nerd) fortunato.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 17:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori tema]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il perché è presto detto: Mia moglie ha insistito per chiamare nostro figlio Luigi. Il mio nome è Mario. Mia moglie non conosce il Mario creato dalla Nintendo. Invece di fare l&#8217;albero di Natale classico ho comprato questo: Sabato mattina, Luigi ha insistito per costruire lui l&#8217;albero di Natale LEGO. Questa la situazione alle ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il perché è presto detto:</p>
<ul>
<li>Mia moglie ha insistito per chiamare nostro figlio Luigi. Il mio nome è Mario. Mia moglie non conosce <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bros.">il Mario creato dalla Nintendo</a>.</li>
<li>Invece di fare l&#8217;albero di Natale classico ho comprato questo:</li>
<div id="attachment_1037" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2010/12/lego-2.png"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2010/12/lego-2-300x203.png" alt="" title="LEGO Winter toy shop" width="300" height="203" class="size-medium wp-image-1037" /></a><p class="wp-caption-text">LEGO Villaggio in festa (Winter toy shop)</p></div>
<li>Sabato mattina, Luigi ha insistito per costruire lui l&#8217;albero di Natale LEGO. Questa la situazione alle ore 10:</li>
<div id="attachment_1038" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2010/12/lego-1.jpg"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2010/12/lego-1-300x257.jpg" alt="" title="lego-1" width="300" height="257" class="size-medium wp-image-1038" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi alle prese con le buste piene di mattoncini (la foto ha le righe orizzontali perché la fotocamera ha deciso di guastarsi proprio sabato).</p></div>
<li>La sera dello stesso sabato, alle 22 sono andato a letto perché crollavo per la stanchezza, lasciando la costruzione del negozio di giocattoli LEGO a metà. La mattina della domenica trovo la costruzione completata. Mentre facevo colazione, la moglie mi confessa di aver fatto le tre di notte, presa dal gusto di finire la casetta.</li>
<li>Domenica sera, Luigi (3 anni e 1/2) mi chiede di vedere un film. Fra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gli_Aristogatti">Gli Aristogatti</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/WALL%E2%80%A2E">Wall-e</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kung_Fu_Panda">Kung-fu Panda</a>, ha chiesto di rivedere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_13_%28film%29">Apollo 13</a>. Per la ventiseiesima volta. Poco prima della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=kf5yLuyCTag">sequenza del lancio</a>, e per tutto il tempo restante del film, si è messo una cuffia con microfono ed ha aiutato gli astronauti nelle fasi più critiche della missione, restando in contatto costante con il controllo missione a Houston.</li>
</ul>
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		<title>Rete dinamica, abitudini statiche</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 16:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori tema]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo con vivo dispiacere quello che l&#8217;amico Denis scrive sul suo blog, e non potrebbe essere diversamente. Quando vedo del potenziale andare perso non posso fare a meno di pensare che ne andiamo a rimettere tutti. Naturalmente, la decisione di Denis è un suo fatto personale, e lungi da me qualsiasi valutazione sulla decisione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo con vivo dispiacere quello che l&#8217;amico <a href="http://www.denisfrati.it/?p=3386">Denis scrive sul suo blog</a>, e non potrebbe essere diversamente. Quando vedo del potenziale andare perso non posso fare a meno di pensare che ne andiamo a rimettere tutti.<br />
Naturalmente, la decisione di Denis è un suo fatto personale, e lungi da me qualsiasi valutazione sulla decisione in sé.</p>
<p>L&#8217;offrire contenuti originali richiede tempo, pazienza e &#8220;traspirazione&#8221;. Non per nulla, per ogni siti che produce contenuti originali ve ne sono almeno cento volte tanti che operano dei semplici &#8220;rilanci&#8221;, aggregando o riportando contenuti originali di altri, non sempre in maniera corretta e rispettosa del lavoro altrui. </p>
<p>Poi c&#8217;è il discorso del tipo e del livello dell&#8217;audience. Siti come quello di Denis, estremamente tecnici e mirati, hanno per forza di cose un &#8220;pubblico&#8221; potenziale molto ristretto. Il livello medio di attività dei navigatori Internet viene scherzosamente definito &#8220;tette e gattini&#8221;, cosa che a ben vedere non si allontana molto dalla realtà. </p>
<p>Uno dei miei post più &#8220;gettonati&#8221; è quello sulla variante &#8220;nera&#8221; di un noto motore di ricerca, apparentemente creata per risparmiare corrente. Per ragioni completamente differenti, il mio gruppo di articoli più letti è quello sul MyBook, ma solo perché in inglese, e quindi con un audience potenziale di diversi ordini di grandezza maggiore (un paio di miliardi di persone che parlano inglese contro poche decine di milioni che parlano italiano). Tanto è che i messaggi che ho ricevuto dai lettori sono quasi esclusivamente in inglese.</p>
<p>Tempo addietro, qualcuno mostrò che bastava un articolo appena un po&#8217; polemico verso un altro blog più famoso per innescare un incremento vertiginoso di commenti e visite, attirati unicamente dalla possibilità di &#8220;dire la mia&#8221; in un <em>flame</em> sterile.</p>
<p>Inviti a partecipare sono ignorati, come pure tentativi di coinvolgere i visitatori. Una volta c&#8217;era il <em>delurking day</em> (una sorta di &#8220;esci dall&#8217;ombra e palesati&#8221;), ma anche quello finiva ignorato.</p>
<p>Naturalmente, articoli specificamente tecnici non è che necessitino di particolari commenti, nel senso che quello che c&#8217;è nel testo è chiuso ed autoconsistente, l&#8217;eventuale contributo si avvicina allo zero, naturalmente a meno di strafalcioni o affermazioni &#8220;eretiche&#8221;, a seguito delle quali immancabile si scatenerà il <em>flame</em>.</p>
<p>Se a tutto questo aggiungiamo che capita talvolta che i commenti ad un articolo siano indisponenti, rasentando l&#8217;ingiurioso; che arrivano messaggi con proposte di partecipazioni incrociate, dove però, curiosamente, il sito &#8220;proponente&#8221; non è decisamente tecnico, oltre a non essere decisamente proponibile del tutto; messaggi di chi tenta di ottenere consulenze gratuite, visto che gratuitamente scrivi di &#8220;cose tecniche&#8221;; messaggi in cui vieni coperto di insulti e minacce per qualcosa che hai scritto e che l&#8217;altro non ha capito.</p>
<p>Insomma, in breve, ci vuole coraggio e stomaco per tenere un sito come quello di Denis. La frase chiave è &#8220;mettersi in gioco&#8221;. Pochi hanno il fegato di farlo. </p>
<p>Dopo alcuni anni posso dire che, tranne rare e notevoli eccezioni, pochi capiscono il valore della condivisione dell&#8217;informazione. Ancora meno sono quelli che capiscono quanto siano preziose le persone che lo fanno: senza di esse Internet sarebbe un posto vuoto e noioso. </p>
<p>La maggioranza prende, pretende e s&#8217;offende. Vecchie abitudini, vecchissime. E qualche volta le persone si stufano, è umano. D&#8217;altronde, se una attività non porta alcuna soddisfazione che senso ha continuare ad investirci? Non è solo Internet, è proprio insito nella nostra natura, di cercare scorciatoie, di &#8220;fare prima&#8221;. SEO, Spammer, leecher, classifiche, premiazioni, alla fine sono tutti modi per far prima. Peccato però che il rumore generato da tutti questi furbetti stia pian piano soffocando la musica. </p>
<p><a href="http://www.denisfrati.it/?p=3395">Denis ha raccolto una selezione dei contenuti in un libro cartaceo in vendita sul web</a>. Approfittatene. Visti tutti insieme, gli scritti, fanno una certa impressione. Denis, per ogni copia venduta, ricaverà meno di sette centesimi ad articolo, ognuno dei quali richiede una media di sei ore per essere scritto. Per una paga di un euro per ogni ora impiegata a scrivere articoli ne dovrebbe vendere un centinaio. </p>
<p>Fare il tecnico non rende, l&#8217;ho sempre detto, io.</p>
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		<title>La responsabilità di chi scrive</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/la-responsabilita-di-chi-scrive/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 13:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho pubblicato un breve scritto, con l&#8217;intenzione di richiamare l&#8217;attenzione su un meccanismo nel modo in cui vengono fatte le leggi. Ebbene, a rileggerlo a distanza di qualche giorno, è evidente che non solo non ho raggiunto lo scopo, ma ho scritto alcune fesserie, anche gravi. Il fatto di tenere un blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho pubblicato <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/come-si-fanno-le-leggi-un-esempio/">un breve scritto</a>, con l&#8217;intenzione di richiamare l&#8217;attenzione su un meccanismo nel modo in cui vengono fatte le leggi. </p>
<p>Ebbene, a rileggerlo a distanza di qualche giorno, è evidente che non solo non ho raggiunto lo scopo, ma ho scritto alcune fesserie, anche gravi. </p>
<p>Il fatto di tenere un blog con pochi lettori non esime dalla responsabilità di verificare fonti e affermazioni, per nulla: se anche una sola persona, leggendo una mia fesseria, si convince che è vera, quella persona subisce un danno. </p>
<p>Quello che scriviamo, indipendentemente dall&#8217;argomento, non è neutro, manco per nulla. Chi legge, sia che abbia opinioni contrarie, che favorevoli, che neutre, viene influenzato, in positivo o negativo che sia, in una qualche misura. Il fatto che stiamo parlando di marmellata di albicocche o della effettiva efficacia dell&#8217;omeopatia non cambia la sostanza delle cose: una fesseria è una fesseria, punto e basta. </p>
<p>Dare la responsabilità al lettore, pretendendo di addosare a lui tutto il potere di interpretazione, è un trucco di bassa lega: &#8220;è il lettore che assegna il significato&#8221;, &#8220;quello che ho scritto è stato frainteso&#8221;, &#8220;lo spirito era un altro&#8221;, ecc. </p>
<p>Sono balle, pietosi tentativi di deresponsabilizzarsi, di dare la colpa ad un altro, come bambini che gridano &#8220;è stato lui, io non c&#8217;entro&#8221;. Il meccanismo, perverso, è spiegato, infinitamente meglio di quanto possa fare io, in <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/10/divertimenti/">un articolo di Loredana Lipperini</a>, a cui rimando, con l&#8217;invito a leggere anche i commenti, significativi almeno quanto l&#8217;articolo. Un grazie a lei ed ai suoi commentatori per la lucidità e l&#8217;onestà.</p>
<p>Ho scritto sull&#8217;onda emozionale, accantonando il raziocinio, ed il risultato è questo.</p>
<p>Quindi, mi scuso per le fesserie che ho scritto.</p>
<p><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/come-si-fanno-le-leggi-un-esempio/">L&#8217;articoletto rimane al suo posto</a>, con un avviso in cima, come monito per il futuro, soprattutto per me.</p>
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		<title>A proposito della c.d. &#8220;legge-bavaglio&#8221;&#8230;</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/a-proposito-della-c-d-legge-bavaglio/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 12:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; [...]]]></description>
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