Se, come me, avete voglia di sperimentare cose nuove senza autodistruggervi la tanto sudata installazione di Linux su cui lavorate, potrebbe tornarvi utile la creazione di installazioni virtuali di Fedora, per esempio, da poter maltrattare a piacere.
Nella nostra distribuzione preferita, quale che sia, avremo certamente a disposizione Qemu, un completo e versatile emulatore di PC (ed anche di altro). In Fedora è fra i pacchetti pronti per l’uso e, se abbiamo aggiunto il deposito Livna, abbiamo anche a disposizione il modulo kernel per l’accelerazione (kqemu).
Partiamo con il creare il disco virtuale su cui andiamo ad installare. Qui ci riferiremo a Fedora 8, ma qualsiasi altra distribuzione è utilizzabile senza problemi. Personalmente ho installato in questo modo Debian per x86 e per ARM, Damn Small Linux, Slackware, Knoppix, System Rescue CD, RedHat 9 e varie versioni di Fedora, oltre al FreeDos, Windows 2000 e XP.
Scegliamo la dimensione del disco. Se vogliamo una installazione minima di Fedora bastano 2Gbyte, altrimenti di più, secondo le richieste della nostra distribuzione. Qui supporremo una installazione ridotta all’osso, con solo la modalità testuale, niente desktop grafico. Scegliamo 2Gbyte:
$ dd if=/dev/zero of=virt-fedora.qemu bs=1M count=1 seek=2000
1+0 records in
1+0 records out
1048576 bytes (1,0 MB) copied, 0,0111865 s, 93,7 MB/s
L’esecuzione è pressoché istantanea. Questo perché sto usando un filesystem (ext3) che permette i cosiddetti sparse files, e l’opzione seek fa il resto. Il file è visualizzato come grande 2Gbyte, ma in realtà sul disco c’è solo un Mbyte scritto. Il file si chiama virt-fedora.qemu.
A questo punto serve l’immagine ISO della distribuzione da installare, oppure il supporto, CD o DVD. Possiamo inserire il modulo di accelerazione di Qemu, da utente root:
# modprobe kqemu
Di seguito avviare Qemu per installare:
$ qemu -m 256 -boot d -cdrom Fedora-8-i386-DVD.iso -hda virt-fedora.qemu
Esaminiamo i singoli parametri per capirne il funzionamento.
- -m 256 sta per “assegna 256 Mbyte di memoria alla macchina virtuale. Da adattare secondo i requisiti della distribuzione da installare.
- -boot d indica alla macchina virtuale di fare il boot da CDROM. Dopo lo cambieremo in -boot c per avviare da hard disk.
- -cdrom Fedora-8-i386-DVD.iso indichiamo a Qemu di usare un file immagine ISO. Se invece abbiamo un supporto CD o DVD, basta cambiare in -cdrom /dev/scd0 o in -cdrom /dev/cdrom.
- -hda virt-fedora.qemu indichiamo a Qemu il file che rappresenta il disco virtuale.
Se il comando è corretto dovremmo immediatamente vedere la prima schermata di boot del disco di installazione. In Fedora 8 è questa sotto.

Nel nostro caso installeremo usando la seconda voce, in modo solo testo. Possiamo riferirci al manuale della distribuzione scelta per avere dettagli sull’installazione.
Qualche avvertenza: al momento di partizionare, il file da 2Gbyte da noi scelto viene visto ed usato come un normale disco della dimensione complessiva pari al file, quindi nello spazio disponibile ci andranno almeno due partizioni, quella di root e quella di swap, teniamone conto. La macchina virtuale avrà una scheda di rete NE2000 compatibile e scheda video SuperVGA. Qemu agirà da server DHCP, da DNS e da default router, assegnando alla macchina virtuale un indirizzo IP 10.0.2.15. Per maggiori dettagli ci riferiremo alla documentazione di Qemu.
Al termine dell’installazione possiamo configurare tutto come di nostro gradimento, poi salviamo il file del disco virtuale da qualche parte. Non lo useremo mai direttamente, ma ne faremo delle copie “a perdere” che devasteremo a piacere. Quando non serviranno più le potremo buttare e riprendere l’originale, intatto, per farne una copia di lavoro, che conserverà intatte tutte le caratteristiche dell’originale.
Gli usi possibili sono infiniti. Supponiamo di avere una immagine disco raw presa con dd al cui interno vi sono due partizioni in NTFS. Possiamo installare “virtualmente” una versione di Windows capace di leggere NTFS, e far partire Qemu con il disco acquisito raw come disco secondario. Potremo accedere alle partizioni come se avessimo installato il disco dentro un computer con Windows. Oppure possiamo far partire una macchina virtuale con una distribuzione Linux di tipo Forensics, vedi Helix, ed usare l’immagine acquisita con dd direttamente, connessa come un disco.
Insomma, ora sta a noi. Buon lavoro!