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Qualche volta

Essere Italiani non è motivo di imbarazzo.

Paolo Nespoli e Roberto Vittori a bordo della ISS

Paolo Nespoli e Roberto Vittori a bordo della ISS

Qualche volta.

Grazie Paolo, grazie Roberto.

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Nel frattempo…

Mi trovate qui.

Nell’attesa che mi torni la voglia di.
Per ora tutto tace.

Sono un ragazzo (nerd) fortunato.

Il perché è presto detto:

  • Mia moglie ha insistito per chiamare nostro figlio Luigi. Il mio nome è Mario. Mia moglie non conosce il Mario creato dalla Nintendo.
  • Invece di fare l’albero di Natale classico ho comprato questo:
  • LEGO Villaggio in festa (Winter toy shop)

  • Sabato mattina, Luigi ha insistito per costruire lui l’albero di Natale LEGO. Questa la situazione alle ore 10:
  • Luigi alle prese con le buste piene di mattoncini (la foto ha le righe orizzontali perché la fotocamera ha deciso di guastarsi proprio sabato).

  • La sera dello stesso sabato, alle 22 sono andato a letto perché crollavo per la stanchezza, lasciando la costruzione del negozio di giocattoli LEGO a metà. La mattina della domenica trovo la costruzione completata. Mentre facevo colazione, la moglie mi confessa di aver fatto le tre di notte, presa dal gusto di finire la casetta.
  • Domenica sera, Luigi (3 anni e 1/2) mi chiede di vedere un film. Fra Gli Aristogatti, Wall-e e Kung-fu Panda, ha chiesto di rivedere Apollo 13. Per la ventiseiesima volta. Poco prima della sequenza del lancio, e per tutto il tempo restante del film, si è messo una cuffia con microfono ed ha aiutato gli astronauti nelle fasi più critiche della missione, restando in contatto costante con il controllo missione a Houston.

Rete dinamica, abitudini statiche

Leggo con vivo dispiacere quello che l’amico Denis scrive sul suo blog, e non potrebbe essere diversamente. Quando vedo del potenziale andare perso non posso fare a meno di pensare che ne andiamo a rimettere tutti.
Naturalmente, la decisione di Denis è un suo fatto personale, e lungi da me qualsiasi valutazione sulla decisione in sé.

L’offrire contenuti originali richiede tempo, pazienza e “traspirazione”. Non per nulla, per ogni siti che produce contenuti originali ve ne sono almeno cento volte tanti che operano dei semplici “rilanci”, aggregando o riportando contenuti originali di altri, non sempre in maniera corretta e rispettosa del lavoro altrui.

Poi c’è il discorso del tipo e del livello dell’audience. Siti come quello di Denis, estremamente tecnici e mirati, hanno per forza di cose un “pubblico” potenziale molto ristretto. Il livello medio di attività dei navigatori Internet viene scherzosamente definito “tette e gattini”, cosa che a ben vedere non si allontana molto dalla realtà.

Uno dei miei post più “gettonati” è quello sulla variante “nera” di un noto motore di ricerca, apparentemente creata per risparmiare corrente. Per ragioni completamente differenti, il mio gruppo di articoli più letti è quello sul MyBook, ma solo perché in inglese, e quindi con un audience potenziale di diversi ordini di grandezza maggiore (un paio di miliardi di persone che parlano inglese contro poche decine di milioni che parlano italiano). Tanto è che i messaggi che ho ricevuto dai lettori sono quasi esclusivamente in inglese.

Tempo addietro, qualcuno mostrò che bastava un articolo appena un po’ polemico verso un altro blog più famoso per innescare un incremento vertiginoso di commenti e visite, attirati unicamente dalla possibilità di “dire la mia” in un flame sterile.

Inviti a partecipare sono ignorati, come pure tentativi di coinvolgere i visitatori. Una volta c’era il delurking day (una sorta di “esci dall’ombra e palesati”), ma anche quello finiva ignorato.

Naturalmente, articoli specificamente tecnici non è che necessitino di particolari commenti, nel senso che quello che c’è nel testo è chiuso ed autoconsistente, l’eventuale contributo si avvicina allo zero, naturalmente a meno di strafalcioni o affermazioni “eretiche”, a seguito delle quali immancabile si scatenerà il flame.

Se a tutto questo aggiungiamo che capita talvolta che i commenti ad un articolo siano indisponenti, rasentando l’ingiurioso; che arrivano messaggi con proposte di partecipazioni incrociate, dove però, curiosamente, il sito “proponente” non è decisamente tecnico, oltre a non essere decisamente proponibile del tutto; messaggi di chi tenta di ottenere consulenze gratuite, visto che gratuitamente scrivi di “cose tecniche”; messaggi in cui vieni coperto di insulti e minacce per qualcosa che hai scritto e che l’altro non ha capito.

Insomma, in breve, ci vuole coraggio e stomaco per tenere un sito come quello di Denis. La frase chiave è “mettersi in gioco”. Pochi hanno il fegato di farlo.

Dopo alcuni anni posso dire che, tranne rare e notevoli eccezioni, pochi capiscono il valore della condivisione dell’informazione. Ancora meno sono quelli che capiscono quanto siano preziose le persone che lo fanno: senza di esse Internet sarebbe un posto vuoto e noioso.

La maggioranza prende, pretende e s’offende. Vecchie abitudini, vecchissime. E qualche volta le persone si stufano, è umano. D’altronde, se una attività non porta alcuna soddisfazione che senso ha continuare ad investirci? Non è solo Internet, è proprio insito nella nostra natura, di cercare scorciatoie, di “fare prima”. SEO, Spammer, leecher, classifiche, premiazioni, alla fine sono tutti modi per far prima. Peccato però che il rumore generato da tutti questi furbetti stia pian piano soffocando la musica.

Denis ha raccolto una selezione dei contenuti in un libro cartaceo in vendita sul web. Approfittatene. Visti tutti insieme, gli scritti, fanno una certa impressione. Denis, per ogni copia venduta, ricaverà meno di sette centesimi ad articolo, ognuno dei quali richiede una media di sei ore per essere scritto. Per una paga di un euro per ogni ora impiegata a scrivere articoli ne dovrebbe vendere un centinaio.

Fare il tecnico non rende, l’ho sempre detto, io.

Come si fanno le leggi: un esempio.


NB: questo articolo contiene delle fesserie, di cui mi assumo la responsabilità per la incauta pubblicazione. Una spiegazione (non una giustificazione) è qui.

NB2: nel testo approvato dal senato e ora in attesa dell’approvazione definitiva alla camera, l’intero articolo è tornato nella forma originale, vedi: OpenParlamento e Senato. Ora lo sforzo comune deve essere quello di riconoscere che l’intero disegno di legge è non solo di dubbia efficacia, ma rappresenta una fortissima limitazione alla possibilità di trovare e punire i criminali. Un esame completo fatto da un giurista si trova qui: DDL “intercettazioni” spiegato e commentato da Guido Scorza. Detto questo, i commenti vengono chiusi.

Non sono certo un legale, né uno “del campo”, ma qualche volta occorre saper leggere le leggi, per capire chi ha ragione.

Prendo spunto dall’allarme per il cosiddetto “emendamento 1707″ al Disegno di legge sulle intercettazioni, il numero 1611, il cui testo potete trovare su OpenPolis.

Il testo dell’emendamento è il seguente (fonte, il sito del Senato, o OpenPolis, se quello del Senato viene tolto):

Al comma 22, dopo le parole: «dall’articolo 609-quater» inserire le seguenti: «, escluso il caso previsto dal quarto comma».

Criptico è dir poco. Per prima cosa prendiamo il comma 22 del disegno di legge. Attenzione che il testo a cui applicare l’emendamento non è quello originale, ma quello presentato in Senato dopo il passaggio in Commissione Giustizia, che recita:

22.All’ articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale , la lettera d-bis) è sostituita dalla seguente: « d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609- bis , escluso il caso previsto dal terzo comma, delitto di atti sessuali con minorenne previsto dall’articolo 609- quater e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’ articolo 609- octies del codice penale ».

Quindi l’emendamento modifica questo comma. Vediamo di fare il collage. L’articolo 380 del Codice di Procedura Penale tratta di Arresto obbligatorio in flagranza, ossia i casi in cui l’arresto di chi sta commettendo un reato in quel momento è obbligatorio e immediato, senza se e senza ma. Il comma 2 lettera d-bis) originale (fonte: Ispolitel) recita:

d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’articolo 609-octies del codice penale.

e viene cambiato in:

d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609- bis , escluso il caso previsto dal terzo comma, delitto di atti sessuali con minorenne previsto dall’articolo 609- quater e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’ articolo 609- octies del codice penale

dalla commissione Giustizia. Poi arriva l’emendamento 1.707, che lo trasforma in:

d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609- bis , escluso il caso previsto dal terzo comma, delitto di atti sessuali con minorenne previsto dall’articolo 609- quater, escluso il caso previsto dal quarto comma e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’ articolo 609- octies del codice penale

Qual è l’effetto finale? L’articolo 380 del codice di Procedura Penale stabilisce appunto in quali casi l’arresto deve essere fatto, ossia è obbligatorio. I casi elencati alla lettera d-bis) sono:

  • art.609 bis – Violenza sessuale compiuta con minaccia, violenza o abuso di autorità, tranne i casi di minore gravità
  • art.609 quater – Atti sessuali con minorenne. Punisce qualsiasi atto sessuale compiuto con un minorenne, indipendentemente dalla presenza di violenza o meno.
  • art.609 octies – Violenza sessuale di gruppo.

L’emendamento 1.707 introduce l’esclusione per “i casi di minore gravità” anche per gli atti sessuali compiuti sui minorenni.
In pratica, prima in Commissione Giustizia introducono (giustamente, lo aggiungo io) l’arresto in flagranza per i pedofili, senza eccezioni e senza alternative, poi l’emendamento 1.707 equipara un atto sessuale “di minore gravità” su un minore alla situazione di una violenza sessuale “di minore gravità” su un adulto.

Ecco. Prima ci dovrebbero spiegare che c’entra questa modifica in un disegno di legge sulle intercettazioni, poi dovrebbero spiegare agli agenti che trovano un adulto che compie atti sessuali su un minorenne in quali casi possano arrestarlo.

Quello che non tutti sanno, e che molti tacciono, è che la decisione sulla gravità non è né dell’agente, né del magistrato a cui viene assegnato il caso. Occorre che prima succedano i fatti, ossia qualcuno sia (o non sia) arrestato in un frangente di questo tipo, poi la Corte di Cassazione, su apposito ricorso, stilerà una “classifica” delle gravità, lavorando alla valutazione caso per caso.

Traete da soli le conclusioni.

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Nota bene – Please note

Come cittadino italiano non mi ritengo in alcun modo rappresentato da nessun personaggio del mondo politico e culturale italiano. Da questo momento nessun individuo, organizzazione o ente ha il diritto di rappresentarmi, in alcun modo ed in nessun contesto.

As italian citizen, I do not consider myself in any way represented by any member of the Italian political and cultural world.
From this point no individual, organization or institution has the right to represent me in any way and in any context.

Di catene, appelli e ipocrisia

Urge sangue per…
Serve un donatore di midollo osseo per…
Mio figlio ha un raro tumore, forse tu conosci qualcuno per…

Quanti ne riceviamo ogni settimana? E quante volte ci colpiscono in profondità, questi appelli?
Quasi sempre si tratta di bambini, piccoli di età, vittime di gravi malattie.
E quasi sempre si tratta di appelli inconsistenti, fasulli o, peggio, scaduti, perché il caso descritto nell’appello si è risolto, inutile dirlo, tragicamente. Ma l’appello continua a circolare, con l’unica funzione di mantenere vivo un dolore impossibile da placare per i protagonisti, che, disperatamente, avevano affidato alla Rete l’ultimo briciolo di speranza.

Gli “esperti” qui parlerebbero di cose astratte come I Meccanismi della Rete, I Social Network, Il Diritto All’Oblio, cose così.
Comodo. Indolore. Innocuo.

La Rete siamo noi, quelli dietro schermi e tastiere, che alla ricezione di un messaggio di appello, dopo averlo letto, ci diciamo “devo fare qualcosa”, e pensiamo a chi fra i nostri amici è donatore di sangue. O che non conosciamo donatori di midollo osseo. Ma fra tutti i nostri contatti di posta elettronica vuoi che non ce ne sia uno? O magari fra i contatti dei nostri contatti? E allora, via, seleziona tutti, incolla, SEND.

Una benefica sensazione di aver fatto qualcosa di buono, di aver contribuito ad alleviare un dolore. Qualcosa per il nostro ego, per alleviare il senso di colpa che ci infastidirebbe se non facessimo nulla. L’immagine che abbiamo di noi stessi ne guadagna: siamo buoni e generosi.

Mai nessuno che schiodi dalla sedia e vada a donare il fottuto sangue, perché, indipendentemente dagli appelli, di sangue ce n’è sempre bisogno, sempre. O che semplicemente controlli prima se l’appello è ancora valido. No, perché richiederebbe un impegno diretto e personale.

Vogliamo fare veramente qualcosa di buono? Allora basta con la beneficenza a costo zero: inviare una mail a mille persone è solo spam, non beneficenza. E non sposta di un millimetro il problema, vero o presunto, di chi manda un appello del genere.
Ogni giorno, ogni momento, c’è qualcuno che ha bisogno di aiuto, in mille modi differenti. Di aiuto concreto, non di “copia tutti, SEND”.

Come trovarli? Dove? Google: come siamo capaci di cercare “modella nuda foto”, probabilmente siamo capaci di inserire le paroline magiche: “onlus donazioni volontariato”.
No, non faccio volontariato, sono un pigro e mi piace stare comodo. E non mi importa nulla se qualcuno lo vuol fare, ma sono grato a chi lo fa. E mi tengo i miei sensi di colpa.
Ma quando un ragazzo che vende calzini (inutili, scadenti e con colori improbabili) mi ferma e mi chiede soldi, gli offro la colazione: un panino e un cappuccino. Non mi limito ad allungargli un euro, e pace: sarebbe un bavaglio per la coscienza, come lo è il panino. Ma devo guardare in faccia il ragazzo per offrirgli un panino. Ed accorgermi che ha l’età di mio nipote, non più di venti anni, o la mia, oltre i 40, e, indipendentemente dall’età, lo sguardo disperato e sofferente. E devo forzarmi a non chiedere niente, perché so che passerei una giornata di merda, mettendomi nei suoi panni. Mi limito a tenermi il bruciore alla coscienza, a perdere quei cinque minuti che servono a fare la fila alla cassa del bar per pagare panino e cappuccino.
Ma anche senza andare lontano, nella mia città, nel mio quartiere, nel mio palazzo, ci sono persone che hanno sicuramente bisogno di aiuto,
solo che più è vicino il problema è più forti diventano le resistenze a considerarlo “bambino da curare”.

La prossima volta che ci arriva una mail di questo genere, invece di inviarla a tutti i nostri contatti, facciamo un giro sul sito di Medici Senza Frontiere, o di Parentproject.org. Vedrete quanto ce n’è bisogno, di aiuto concreto, altro che email spazzatura.

Riferimenti

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Forensics for Spammer (o era Spammer for Forensics?)

Appena ricevuta e finita (ovviamente) nello spam.

Ti senti un Gil Grissom, nel profondo? Che aspetti? Comprati una certificazione!

Ti senti un Gil Grissom, nel profondo? Che aspetti? Comprati una certificazione!

Da questo momento le battute su come sei diventato CTU si sprecheranno.

Non è che ci trovi molto da ridere. Ma anche questo è prevedibile, non sono mai stato un tipo originale.

Per chi non sapesse chi è Gil Grissom. E qui per chi non sapesse cosa sia la Forensics. Magari vale la pena di leggere qualcosa sull’effetto CSI (anche in inglese: CSI effect). Posso testimoniare che, almeno nel mio campo di competenza, l’effetto CSI ha conseguenze devastanti.

Nota personale: nell’articolo in inglese sulle scienze forensi, la Computer Forensics, insieme alla Information Forensics, occupano un posticino molto piccolo. Ma proprio piccolo. Ecco.

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Ogni tanto una pausa ci vuole

Non si può sempre pensare al mentecatto!

Ecco, nei miei purtroppo rarissimi momenti di relax, mi dedico alla mia vecchia passione: la LEGO. Per essere prossimo ai 45 anni, beh… Oh, insomma, io mi ci diverto ancora.

Un mezzo per l'esplorazione di ambienti ostili

Un mezzo per l'esplorazione di ambienti ostili

Questa qui sopra è una delle mie “pause”. Non ho idea di cosa esattamente sia, diciamo che è un mezzo per l’esplorazione di ambienti ostili.

Da bambino (ma anche ben oltre i 18 anni) mi dedicavo per ore a creare soprattutto mezzi avveniristici, prendendo spunto dall’altra mia passione, la fantascienza. Strani veicoli, astronavi, caccia dalle forme slanciate e aggressive. La LEGO di oggi ha una varietà di elementi base ed una complessità che è di almeno di un ordine di grandezza maggiore di quando ero bambino. Per capirci, la serie Technic non esisteva, e credo di aver acquistato una delle prime confezioni della serie, con ingranaggi, pulegge, assi, copiglie.

Oggi le mie finanze sono leggermente più abbondanti di allora, e posso permettermi di acquistare anche scatole di prezzo medio, ma quello che mi manca è il tempo, maledizione. Solo un altro appassionato di LEGO mi può capire.

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Dispositivo di occultamento: attivato

Sono decisamente sotto carico, spero più avanti di avere un po’ di tempo per pubblicare alcune delle cose a cui sto lavorando. Nel frattempo, faccio seguito a quanto anticipato qui e qui: ho attivato una piccola modifica che mi ha “nascosto” agli occhi di una certa classifica, infatti il mio sito su quella classifica risulta non aggiornato da un mese, mentre di aggiornamenti ve ne sono stati, dalla fine di agosto ad oggi.

Rimango ancora in classifica, ma i miei aggiornamenti non vi compaiono più, ed i miei link in uscita non vengono più rilevati.

Tenetelo bene a mente: i miei link non valgono più nulla per quella classifica. Continuano a valere per tutti i motori di ricerca, e per altre classifiche, fino a quando non mi stancherò anche di loro.

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