Esiste una particolare categoria di archivi storici che pone problemi peculiari: le registrazioni audio e video.
A differenze di altri materiali storici, le registrazioni hanno bisogno di un intermediario per essere “fruite”: il riproduttore.
La situazione in questo campo si avvia ad essere irreversibile. Facciamo un esempio, prendendo a riferimento un supporto estremamente diffuso in ambito radiofonico: il nastro magnetico analogico da 1/4 di pollice.
Negli archivi di molte radio e televisioni vi sono centinaia di migliaia di questi supporti, con registrazioni che vanno dagli anni ’50 in poi, ancora utilizzabili e recuperabili senza troppo sforzo, la cui conservazione non è un problema, e non lo sarà ancora per almeno venti anni.
Un giorno, occorrerà pensare a recuperare queste registrazioni ed a convertirle in una forma maggiormente fruibile e meno soggetta alla tirannia del tempo. Tutto è già stato pensato e ripensato, per cui esistono strategie, tecnologie e procedure, collaudate e consolidate, per recuperare e conservare le registrazioni di questo tipo. Non è questo il problema.
Il problema nascerà quando (e se) si cercherà un riproduttore per recuperare il materiale. I principali produttori sono Revox per la parte consumer, Studer e Otari per la parte broadcasting. Di queste, solo Otari ha in catalogo un riproduttore per questo tipo di nastri, mentre le altre due hanno addirittura cessato anche l’assistenza e la manutenzione dal 2008.
Il mercato ha leggi che se ne infischiano delle “nicchie”, e quella degli archivi storici di registrazioni è una nicchia, per quanto estesa possa sembrare. Non occorre essere veggenti per predire che sono rimasti pochi anni, dopo i quali sarà impossibile reperire sufficienti riproduttori, testine magnetiche e parti di ricambio per recuperare tutto il materiale storico. Coniugando questo con il fatto che spesso gli archivi hanno un catalogo incompleto e frammentario, per usare un eufemismo, ne discende obbligatoriamente che non è neanche possibile selezionare il materiale da salvare:
- Perché potrebbe non essere catalogato correttamente, o non catalogato affatto
- Perché per selezionare il materiale occorre ascoltarlo
Dal secondo punto ne discende che tanto vale riversarlo in toto, senza stare a separare il grano dalla pula. Fra l’altro, per poter decidere se un materiale valga il recupero occorre che sia ascoltato da persone con particolari competenze, che variano in funzione del tipo di materiale registrato: in una registrazione potrebbe esserci un notiziario, una intervista, una canzone cantata da qualcuno in particolare, una esecuzione particolare di un brano altrimenti noto, e via così.
Il costo del recupero in sé è talmente basso che non porta nessun vantaggio effettuare la selezione in anticipo. Anche perché il recupero viene effettuato con procedure di riversamento massivo, in cui gran parte del lavoro di controllo è demandato a macchine e software specifici, sempre più abili e versatili nel rimpiazzare l’orecchio umano in alcune attività a bassa competenza: se la testina del riproduttore si è sporcata un software dedicato può segnalare all’operatore che è ora di fare pulizia ben prima che se ne accorga l’orecchio più allenato.
I problemi, quando e se si deciderà per il recupero, arriveranno proprio dai riproduttori. In un archivio contenente 200.000 nastri differenti (non è un numero a caso) si può ipotizzare di usare una ventina di riproduttori per il riversamento, per cui ogni riproduttore dovrà leggere 10.000 nastri, con una durata media di 23 minuti: ogni riproduttore dovrà funzionare per oltre 3.800 ore. Le testine di lettura durano qualche migliaio di ore, ma leggendo nastri un po’ datati la durata potrebbe essere inferiore alle 2.000 ore, dopo il quale andranno sostituite.
L’elettronica, dal canto suo, invecchia. Dopo quindici anni i produttori di condensatori elettrolitici ne dichiarano esaurita la vita utile, anche se mai utilizzati. Figuriamoci se andiamo a parlare di fedeltà di riproduzione: ben prima dei quindici anni si sentono gli effetti di invecchiamento dell’elettronica sul suono riprodotto.
Per farla breve: partendo oggi, potrebbero essere sufficienti i riproduttori esistenti per riversare tutto il materiale esistente, ammettendo di poter cannibalizzare parte del parco in circolazione per tenere efficienti i riproduttori. E’ un margine esiguo, che ogni anno che passa si assottiglia e avvicina sempre più la soluzione definitiva per gli archivi di registrazioni: l’oblio.


Sai bene che sono un appassionato di registrazione magnetica in genere. Il problema, a parer mio, oltre al fatto che non si troveranno più i “riproduttori”, leggi magnetofoni per dirla alla vecchia maniera, sarà quello di trovare uno standard affidabile per la riproduzione dei riversamenti nel prossimo futuro. Mi spiego: la registrazione magnetica ha adottato degli standard tra i quali dimensione del nastro magnetico (dall’ottavo di pollice al quadruplex, cioè ai due pollici) e velocità di scorrimento del nastro, standard ai quali tutti hanno fatto riferimento, fabbricanti e fruitori per più di sessant’anni.
Ma per il futuro, cosa adottare? Bisognerebbe adottare un sistema standard digitale (e qui non c’è problema), magari uno audio ed uno video, che siano però intelleggibili anche tra… sessat’anni (e qui sta il problema di fondo). Oggi, digitalmente il nastro magnetico è scomparso e si riversa tutto su memorie digitali di tutte le forme e tipi, ma non c’è nessuno che ci assicura che queste memorie digitali saranno ancora prodotte e supportate da qui ai prossimi anni, e poi mi chiedo: c’è davvero la volontà di adottare uno “standard” digitale a lungo termine? Ho tanta paura che i nostri ricordi, storici e casalinghi, non avranno un così lungo futuro al momento…
Ciao Mario,
complimenti per la disamina che illustri, in questo
post ! E’ una vera soddisfazione, leggerti ed imparare.
Un caro saluto ! Benedetto