Qualche giorno fa ho pubblicato un breve scritto, con l’intenzione di richiamare l’attenzione su un meccanismo nel modo in cui vengono fatte le leggi.

Ebbene, a rileggerlo a distanza di qualche giorno, è evidente che non solo non ho raggiunto lo scopo, ma ho scritto alcune fesserie, anche gravi.

Il fatto di tenere un blog con pochi lettori non esime dalla responsabilità di verificare fonti e affermazioni, per nulla: se anche una sola persona, leggendo una mia fesseria, si convince che è vera, quella persona subisce un danno.

Quello che scriviamo, indipendentemente dall’argomento, non è neutro, manco per nulla. Chi legge, sia che abbia opinioni contrarie, che favorevoli, che neutre, viene influenzato, in positivo o negativo che sia, in una qualche misura. Il fatto che stiamo parlando di marmellata di albicocche o della effettiva efficacia dell’omeopatia non cambia la sostanza delle cose: una fesseria è una fesseria, punto e basta.

Dare la responsabilità al lettore, pretendendo di addosare a lui tutto il potere di interpretazione, è un trucco di bassa lega: “è il lettore che assegna il significato”, “quello che ho scritto è stato frainteso”, “lo spirito era un altro”, ecc.

Sono balle, pietosi tentativi di deresponsabilizzarsi, di dare la colpa ad un altro, come bambini che gridano “è stato lui, io non c’entro”. Il meccanismo, perverso, è spiegato, infinitamente meglio di quanto possa fare io, in un articolo di Loredana Lipperini, a cui rimando, con l’invito a leggere anche i commenti, significativi almeno quanto l’articolo. Un grazie a lei ed ai suoi commentatori per la lucidità e l’onestà.

Ho scritto sull’onda emozionale, accantonando il raziocinio, ed il risultato è questo.

Quindi, mi scuso per le fesserie che ho scritto.

L’articoletto rimane al suo posto, con un avviso in cima, come monito per il futuro, soprattutto per me.