Il Progetto Honeynet, fondato nel 1999 da un gruppo di volontari, si pone come fine quello di aumentare la sicurezza in Internet senza scopo di lucro, avendo ben in mente il concetto di Open Source. Attraverso tre strategie, attenzione, informazione e strumenti, cerca semplicemente di fare la differenza,
Uno degli strumenti è la periodica pubblicazione di “sfide” a partecipazione pubblica che hanno come oggetto l’investigazione di un incidente di sicurezza, spesso preso da situazioni reali. In generale la sfida funziona in questo modo: c’è un antefatto, che serve a creare l’ambientazione della storia, c’è il dato da esaminare e c’è la lista delle domande a cui rispondere, ognuna col suo punteggio. Dalla data di pubblicazione di solito vengono lasciate tre o quattro settimane per rispondere, poi dopo due ulteriori settimane vengono pubblicati i risultati e la soluzione ufficiale.
Fino ad oggi ho partecipato a quattro di queste sfide:
- La prima nel 2004 (all’epoca si chiamavano Scan of the Month) riguardava il reverse engineering di un malware “fatto in casa”.
- La seconda è la prima sfida pubblicata nel 2010, dopo alcuni anni in cui non sono state pubblicate sfide. La sfida riguardava l’analisi di una registrazione del traffico di rete durante l’attacco di un malware. Non è andata molto bene, l’analisi era incompleta, per cui sono arrivato diciottesimo su 91 partecipanti.
- La terza è la seconda sfida del 2010, riguardante l’analisi della registrazione del traffico di rete durante l’attacco portato al browser di un computer durante la navigazione. In questo caso posso dire che è andata decisamente meglio: primo a pari merito con altri tre sfidanti.
- La quarta è la terza sfida pubblicata, riguardante l’analisi di un computer sospettato di essere attaccato da un malware in grado di rubare credenziali di accesso a servizi online ed altri dati riservati.
Al momento in cui scrivo sono stati appena pubblicati i risultati dell’ultima sfida, in cui mi sono classificato primo. Tutte le sfide sono state molto stimolanti, ed ho potuto applicare parte dell’esperienza acquisita in questi anni di analisi di siti web compromessi, anche se in ogni sfida c’era molto altro.
Per questo motivo ho pensato di procedere a pubblicare, un pezzo alla volta, le soluzioni di quelle cui partecipo, scelte fra quelle che ritengo più interessanti e stimolanti, oltre che di valore didattico.
Partiamo quindi con la sfida “Browser sotto attacco“.
Attacco al browser, prima parte
La storia è molto semplice: analizzare il campione fornito, e rispondere alle domande. Il campione è il risultato di una registrazione del traffico di rete e salvato nel formato detto libpcap, dal nome di una nota libreria Open Source alla base di molti programmi utilizzati come sniffer di rete (tcpdump, WireShark, Winpcap, ecc). l file è piuttosto piccolo, 300k in tutto.
Usando Wireshark, possiamo aprirlo e cominciare ad orientarci.
La prima domanda chiede di elencare i protocolli presenti nel file della cattura e di indicare quale sia il protocollo utilizzato per l’attacco, anche se naturalmente a questa seconda domanda potremo rispondere solo più avanti nell’analisi. In ogni caso l’elenco dei protocolli è in due gruppi, quelli di più basso livello (IP, ARP, ICMP, UDP, TCP, IGMP) e quelli di più alto livello (DHCP, HTTP, NetBIOS, DNS).
Ho semplicemente contato ed elencato a mano i protocolli, ma, guardando la soluzione originale, si poteva utilizzare chaosreader per estrarre i dati in formato testo e lavorarci sopra di grep.
In questo caso la cattura era piuttosto breve, quindi me la sono cavata con poco, ma se fosse stata una cattura di tipo differente (ho dovuto spesso esaminare sessioni di cattura da qualche decina di gigabyte, in file da un giga l’uno…) non me la sarei cavata tanto facilmente.
Un aiuto viene anche da Wireshark, utilizzando la funzione “Protocol Hierarchy” del menu “Statistics”.
Per quanto riguarda il protocollo usato per l’attacco, si tratta di HTTP, come sarà evidente durante l’analisi.
La seconda domanda era già più articolata: elencare indirizzi IP, i nomi degli host e di dominio. Inoltre si chiede cosa si possa dedurre da questi dati e se sia una situazione reale. Abbiamo parecchi indirizzi IP, ma uno sguardo attento mostra che possono essere raggruppati in alcune categorie:
- Vittime: 10.0.2.15, 10.0.3.15, 10.0.4.15, 10.0.5.15
- Attaccanti: 192.168.56.52 (hostname: sploitme.com.cn)
- Servizi: 10.0.2.2, 10.0.3.2, 10.0.4.2, 10.0.5.2 (DHCP server e gateway); 192.168.1.1 (DNS)
- Host violati simulati: 192.168.56.51 (hostname: shop.honeynet.sg), 192.168.56.50 (hostname: rapidshare.com.eyu32.ru)
- Host esterni: www.honeynet.org, www.google.com, www.google.fr, www.google-analytics.com
Gli indirizzi IP delle vittime e dei server DHCP sono della stessa classe di quelli assegnati di default dall’ambiente di rete virtuale creato da Qemu, come pure i MAC address dei server DHCP. Questo, verosimilmente, ci suggerisce che sia gli host vittima che i server DHCP sono macchine virtuali, usate come honeypot.
Gli indirizzi IP degli attaccanti sono privati (vedi rfc1918), ed il loro nome di dominio non esiste in Internet o, meglio, non è registrato su alcun servizio conosciuto, quindi anche gli attaccanti sono simulati. Unica eccezione viene dall’host shop.honeynet.sg che esiste e viene risolto con l’indirizzo IP 203.117.131.40, ma nella cattura in analisi non viene mai contattato ed ogni richiesta viene indirizzata verso un host interno privato (indirizzo IP 192.168.56.51).
Tutte queste informazioni possono essere ricavate con strumenti di uso comune in Linux per l’interrogazione dei database pubblici degli indirizzi IP e dei nomi di dominio, come dig, whois e host.
La terza domanda entra nel vivo dell’analisi, chiedendo di elencare le pagine web visitate, e di indicare quelle contenenti codice Javascript sospetto o possibilmente dannoso, e quale host la stia visitando, descrivendo brevemente la natura del codice sospetto o dannoso. L’elenco è lungo e articolato, in grassetto le pagine “interessanti”:
- rapidshare.com.eyu32.ru/login.php: questa pagina contiene codice Javascript offuscato che carica in un tag IFRAME la pagina [2]
- sploitme.com.cn/?click=3feb5a6b2f: questa pagina risponde con un header HTTP di tipo 302 Found, e dirotta i visitatori verso la pagina [3]
- sploitme.com.cn/fg/show.php?s=3feb5a6b2f: una falsa pagina di errore 404, contenente una porzione di codice Javascript che cambia in funzione di che browser visita la pagina
- sploitme.com.cn/fg/load.php?e=1: questa pagina restituisce un eseguibile binario per Windows che apre il sito [5]
- www.honeynet.org: sito ufficiale del progetto Honeynet
- www.google.com: Google
- www.google.fr: Google in francese
- www.google.fr/generate_204: una pagina di servizio di Google
- shop.honeynet.sg/catalog/: anche in questa pagina c’è un pezzo di Javascript offuscato che carica la pagina [10] in un tag IFRAME.
- sploitme.com.cn/?click=84c090bd86: identica situazione della pagina [2], con un header HTTP di tipo 302 Found, che dirotta verso la pagina [11]
- sploitme.com.cn/fg/show.php?s=84c090bd86: questa pagina è una delle più interessanti. Contiene un pezzo notevole di codice Javascript, fortemente offuscato, che tenta di sfruttare un numero consistente di vulnerabilità note, quasi tutte relative a controlli ActiveX. Nel seguito dell’analisi vi saranno tutti i dettagli
- sploitme.com.cn/fg/directshow.php: questa pagina è chiamata dal codice Javascript in [11], e contiene una falsa immagine Jpeg necessaria a sfruttare un bug in un altro controllo ActiveX
- sploitme.com.cn/fg/load.php?e=3: stessa situazione della pagina [4]
- sploitme.com.cn/fg/show.php: stessa situazione della pagina [3]
- www.google-analytics.com: pagina di Google Analytics
Riassumendo, vi sono tre categorie di pagine:
- pagine relative a siti web violati (simulati), con codice Javascript iniettato (pagine [1] [9]) che forzano il browser a caricare pagine da altri siti
- pagine attive di attacco ([3], [11], [14], tutte con lo stesso URL di base) che scelgono che attacco sferrare in funzione del tipo di browser e della geolocalizzazione dell’indirizzo IP del visitatore
- pagine di servizio: la root di sploitme.com.cn che opera un redirect con un header HTTP 302 Found; sploitme.com.cn/fg/load.php che in funzione del parametro “e” codificato nell’URL fornisce un eseguibile, verosimilmente un malware; sploitme.com.cn/fg/directshow.php che invece fornisce un file Jpeg forgiato al fine di sfruttare alcune vulnerabilità
Come si possa affermate tutto ciò sarà evidente nel seguito.
Fine della prima parte. Fra qualche giorno il seguito.




#1 da Michele il 13 May 2010 - 15:05
Complimenti.. molto interessante!
#2 da Gianni Amato il 14 May 2010 - 00:49
Non avevo dubbi, complimenti
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