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Perché i brevetti all’americana sono IL MALE

L’argomento brevetti, soprattutto nel campo information technology suscita spesso forti emozioni, e le discussioni che ne seguono hanno scatenato più di una rissa verbale.

Ma la radice degli attuali brevetti all’americana è molto più vecchia, e risale a tempi insospettabili. Per ora, sono utilizzati per due principali scopi: fare FUD (ossia spaventare i clienti interessati alla concorrenza con voci verosimili ma del tutto infondate o non dimostrabili), e spillare quattrini alle grandi società. Paradossalmente, sono proprio i più grandi sostenitori della necessità dei brevetti anche in campo software ad aver ricevuto i colpi economici più duri, proprio per violazione dei brevetti di altri. Guarda caso, sono sempre i piccoli a mordere i più grossi. Forse perché c’è più gusto (£€ggi $o$tanza)?

Si arriva alla follia degli ultimi tempi in cui si brevettano addirittura colori (qui un sito satirico sull’argomento).

I brevetti sugli organismi sono molto peggio, perché l’assurdo è che si brevetta una pianta nativa di un posto e si vieta poi di coltivarla a chiunque, altrimenti ci sarebbe una violazione del brevetto. Non è fantasia, è già successo e succede di continuo.

Per approfondire, un buon libro è “Il mondo sotto brevetto” di Vandana Shiva, ed. Feltrinelli (qui la scheda del libro).

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One Comment

  1. non conosco quel libro, ma ne posso suggerire un altro, scritto in italiano da un italiano e IMHO estremamente chiaro:
    Francesco Antinucci, _Tutto il potere ai segni. Marchio, brevetto, copyright: i nuovi monopoli_ (Editori Riuniti, 2002), 10 euro, 120 pp.
    Purtroppo il sito dell’editore è in ristrutturazione, quindi copio qui sotto la quarta di copertina:
    Perché la proprietà intellettuale è diventata un pilastro dell’Organizzazione mondiale del commercio? Cosa vuol dire estendere brevetto, marchio e diritto d’autore a tutto, inclusi i prodotti naturali e gli organismi viventi? Cosa hanno in comune la “crisi” del calcio, la battaglia sui nomi dei prodotti tipici e il successo delle mostre d’arte?

    Buona lettura!

    1. Serendippo on 27 Dicembre 2007 at 13:38

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    D: invece di usare il solito software pirata, hai provato OpenOffice?

    R: ho provato più volte a scaricarlo da Emule, ma ha sempre problemi.

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