L’argomento brevetti, soprattutto nel campo information technology suscita spesso forti emozioni, e le discussioni che ne seguono hanno scatenato più di una rissa verbale.
Ma la radice degli attuali brevetti all’americana è molto più vecchia, e risale a tempi insospettabili. Per ora, sono utilizzati per due principali scopi: fare FUD (ossia spaventare i clienti interessati alla concorrenza con voci verosimili ma del tutto infondate o non dimostrabili), e spillare quattrini alle grandi società. Paradossalmente, sono proprio i più grandi sostenitori della necessità dei brevetti anche in campo software ad aver ricevuto i colpi economici più duri, proprio per violazione dei brevetti di altri. Guarda caso, sono sempre i piccoli a mordere i più grossi. Forse perché c’è più gusto (£€ggi $o$tanza)?
Si arriva alla follia degli ultimi tempi in cui si brevettano addirittura colori (qui un sito satirico sull’argomento).
I brevetti sugli organismi sono molto peggio, perché l’assurdo è che si brevetta una pianta nativa di un posto e si vieta poi di coltivarla a chiunque, altrimenti ci sarebbe una violazione del brevetto. Non è fantasia, è già successo e succede di continuo.
Per approfondire, un buon libro è “Il mondo sotto brevetto” di Vandana Shiva, ed. Feltrinelli (qui la scheda del libro).
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