Ora che il polverone mediatico si è calmato, sono qui per dire la mia su questo evento.

Tutti gli “esperti” di sicurezza hanno additato l’accaduto come una dimostrazione dello scarso senso di responsabilità degli utenti verso i propri dati, tirando casualmente acqua al proprio mulino: “eh, lo diciamo sempre che il backup è una importante misura di sicurezza”. A parte che in molti testi sulla sicurezza informatica del backup non si parla proprio, ma si nominano tutti i programmini automagici quali anti-virus/spam/spyware/sarchiaponi vari. Ma lasciamo stare.

Il tono degli innumerevoli articoli, post e paginette web apparse in seguito è di compassionevole compatimento: “Eh, poveraccio, non lo sapeva?” “Tutti quei dati e neanche una copia di riserva” e via superficialmente così.

Tralascio volutamente l’ipotesi (probabilmente meno ipotetica di quanto possiamo pensare, ma io sono uno spocchioso paranoico) che si tratti di una notizia “opportuna”, vista l’uscita a poca distanza dell’ultimo film del personaggio.

La mia posizione è un po’ differente: il mio dito (innocuo, tranquilli è scarico) punta proprio agli “espertoni” di sicurezza, questi individui illuminati d’immenso.
Mio padre ha più o meno la stessa età del protagonista di questa vicenda. Ora, se metto in mano a mio padre un computer, mi preoccupo di vedere innanzi tutto che tipo di uso ne fa, poi di mettere al sicuro i suoi dati, quali che siano, se per lui sono importanti. Io che gli ho dato il computer e che sono del mestiere ho la responsabilità di salvaguardare i suoi dati. Lui, che è un utilizzatore, che diavolo ne sa? Come posso pretendere anche solo lontanamente che sappia come fare un backup incrementale? Come posso solo pensare che verifichi i dati scritti dal backup, per “tanare” un supporto difettoso? Io so che i supporti possono essere e sono difettosi, io so che le applicazioni di backup sono infernali ed assolutamente fragili. Lui che diavolo ne sa?

Ed arrivando al personaggio in questione: dati così importanti (si parla di 15 anni di lavoro, solo su quel computer) dovrebbero essere depositati in copia dentro una cassetta di sicurezza in banca. Anzi, meglio in due banche, in città diverse.
Tutte le menate sulla crittografia sono inutili se mi fregano l’unica copia dei dati.

Quindi, invece di compatire il povero tizio che ha perso 15 anni di lavoro, io mi concentrerei sul personaggio che gli ha messo in mano un computer senza curarsi delle più elementari misure cautelative. E’ il suo responsabile per la sicurezza personale? Se così è, deve essergli tolta qualsiasi possibilità di toccare elaboratori più complessi di un pallottoliere. Non ha un consulente per la sicurezza? Allora è il caso di spendere qualcuno dei sesterzi accumulati per la vecchiaia e di assumere un consulente serio.

In più… cari produttori di supporti di memorizzazione, che ne dite di cominciare a ragionare sulla affidabilità e durata nel tempo dei vostri prodotti? Se un libro mi cade a terra o dentro una pozzanghera posso continuare a leggerlo senza problemi, l’informazione non va persa. Lo faccio con un disco USB esterno? O con il mio notebook? Meglio di no.

Questo lo chiamiamo progresso? Verso dove?