Dopo la dura battaglia per far funzionare quasi tutto nel mio computer con Fedora Core 4, avevo deciso di non cambiare, anche perché col computer ci lavoro e non posso rimanere troppo tempo “disarmato”.
Poi a metà di ottobre è uscita Fedora Core 6. Ho letto un po’ di note e di commenti sulle varie mailing list di Fedora a cui sono iscritto, e visto che nessuno lamentava problemi seri, ho deciso di fare un aggiornamento. Scaricata l’immagine via Bittorrent, anche perché il sito di Fedora era irraggiungibile per il sovraccarico, il 27 ottobre ho installato.
Che dire… sono rimasto senza parole. Il lavoro del team di Fedora si vede, e i miglioramenti ci sono.
Per prima cosa, niente più parametri da passare prima dell’installazione, l’accoppiata schermo/chipset video viene riconosciuta e tutta l’installazione fila via liscia senza problemi. Al termine il sistema è pronto per l’uso immediatamente.
Senza ricompilazioni e pezze al kernel, funziona tutto, compreso il lettore di memorie SD: basta inserirne una nello slot e compare una icona sul desktop con la forma di una SD appunto.
Il chipset video viene riconosciuto in tutto e (finalmente) OpenGL usa il Direct Rendering. Fra le voci del menu “Sistema/Preferenze” ce n’è una con la scritta “Desktop Effects”. Attivandola si passa al window manager Compiz, che funziona sfruttando l’OpenGL. Il risultato è veramente d’effetto: passando da un desktop all’altro con Ctrl-Alt-Sinistra o Ctrl-Alt-Destra si vedono ruotare come sulle facce di un cubo; prendendo una finestra dalla barra del titolo e trascinandola si deforma come se fosse elastica; lo stesso quando si massimizza, rimbalzando sui bordi dello schermo; portando la freccia del mouse in alto a destra del desktop, le finestre aperte si dispongono in parata, e basta cliccare su quella voluta per portarla in primo piano; usando Alt-Tab, il desktop arretra leggermente, scurendosi, e le varie finestre appaiono in miniatura con il contenuto “vivo”; i bordi delle finestre sono semitrasparenti. Non sono un fanatico degli effetti speciali, ma in questo caso devo ammettere che l’effetto è degno di nota. Senza contare che alcune delle funzioni sono veramente comode.
Ovviamente, non tutto è rose e fiori. Il dispositivo APS (l’accelerometro) non è ancora riconosciuto, e, da quanto leggo in alcuni messaggi nella mailing list del progetto, pare che al momento non sia pronta una patch per parcheggiare le testine del disco al volo, o meglio, c’è ma presenta problemi di stabilità, per cui preferisco che sia qualcun altro a rischiare dati ed hardware per i test.
Per un bug nel programma di installazione di Fedora (nome in codice anaconda) viene installato il kernel sbagliato, cosa piuttosto seccante, ma c’è la correzione, da applicare subito, prima di fare qualsiasi altra cosa.
Altro problema piuttosto ostico è con l’interfaccia di rete wireless. Per qualche motivo che non sono riuscito ad appurare, il driver MadWifi dalla versione r1611 ha smesso di funzionare quasi del tutto: solo se sono a meno di un metro dal mio access point riesco ad acquisire l’indirizzo di rete, ed in ogni caso se mi allontano a due metri il collegamento cade.
Ho scritto un bug report agli sviluppatori del driver, e pare che non sia il solo ad avere questo problema, ma per ora nessuna risposta.
Per non rimanere “scollegato”, ho preso la versione r1605 del driver ed ho provato a compilarla, ma l’operazione non va a buon fine, anche perché sono cambiate parecchie cose nel kernel nel frattempo. Pasticciando con make e con il poco linguaggio C che conosco, sono riuscito a compilare con successo il driver, ed ora vado senza problemi con la mia scheda wireless.
Per chi volesse fare un po’ di bricolage, qui trovate la patch da applicare alla versione r1605 dei driver MadWifi per compilarli con successo su Fedora Core 6. La versione r1605 del driver si può prelevare direttamente dal sito MadWifi.
Insomma, se avete un ThinkPad Z60t e state pensando di passare a Fedora Core, non indugiate oltre: ne rimarrete più che soddisfatti.
Un ultimo consiglio: se potete installate sempre la directory /home su una partizione separata. Quando vi troverete a cambiare distribuzione Linux potrete sempre fare una installazione ex-novo, invece di essere costretti a fare un upgrade, portandovi poi appresso configurazioni obsolete e problemi vari. I vostri dati saranno al sicuro sulla partizione /home, e per di più conservate le vostre impostazioni: nel mio caso i bottoni aggiuntivi che mi ero configurato nei pannelli e le applet di Gnome erano tutte al loro posto, come pure tutta la posta di Evolution con i filtri e gli indirizzi.
Anche questa guida è citata sul sito:
NB: la vecchia guida rimane valida per tutto quello che riguarda le impostazioni della console, della rete wireless, ed in generale per tutti i consigli di installazione. Quando ci saranno altri aggiornamenti verranno pubblicati a parte sotto la categoria apposita.
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