| La trasmissione del suono attraverso il tempo | ||
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Si parla ovviamente di dischi. Il materiale è sempre un tipo di resina plastica, da sola o in miscela con altre sostanze che ne modificano le caratteristiche, in alcuni casi laminata su un supporto di sostegno. In funzione del comportamento e del metodo di produzione le plastiche si dividono in due gruppi: termoplastiche e termoindurenti. Nel primo caso il calore e la pressione sono utilizzati per creare il supporto e registrarlo, in quanto il calore ammorbidisce il materiale e la pressione permette di dargli forma. Nel secondo caso il calore produce invece una reazione chimica nella resina dandogli la consistenza finale ed ulteriori riscaldamenti deteriorano le caratteristiche del materiale.
I tipi di disco più comune sono:
uno strato di acetato di nitrocellulosa depositato sotto forma di vernice su un disco di alluminio, vetro o semplice cartone, reso plastico da un deposito di olio di ricino. E' il meno stabile dei supporti, a causa della perdita di olio dalla superficie. Inoltre tende alla continua decomposizione a causa delle caratteristiche chimiche dell'acetato stesso.
Conosciuto anche come ebanite, è prodotto per vulcanizzazione della gomma ad alta temperatura. E' un materiale estremamente sensibile alla luce, all'umidità ed ai cicli termici. Ha una grana piuttosto grande che produce un forte rumore di fondo.
Resina composta da materiale organico o da sintetici in miscela con altri composti o polveri, spesso provenienti da materiali di risulta. Sia per questa ragione che per la varianza nella qualità delle resine è difficilissimo stabilire le cause della degradazione dei dischi. Ne esistono alcune varianti una delle quali utilizza un procedimento in cui la lacca sotto forma di polvere viene depositata su uno supporto di cartone e posta in forno dove a causa del calore una reazione chimica lega la lacca al supporto trasformandola in un sottile strato (Columbia discs). Lo stesso metodo viene utilizzato successivamente anche per la produzione degli Edison Diamond Discs, solo che in questo caso la resina era bakelite anziché lacca.
Il più stabile delle resine plastiche utilizzate nei dischi fonografici, è composto da cloruro di polivinile (PVC) ed una percentuale, di solito inferiore al 25%, di additivi, pigmenti, materiale antistatico, stabilizzanti, ecc. Viene decomposto dal calore e dai raggi ultravioletti, per rilascio di acido cloridrico.
Questa categoria di difetti è in realtà generalizzata su tutti i tipi di supporto, quale che sia, ed infatti ne ritroveremo successivamente molti varianti, riconducibili comunque ai tre tipi di base.

Scelta dei materiali, processo di fabbricazione, esigenze di carattere economico ed estetico hanno spesso portato a scelte non proprio felici dal punto di vista della qualità del supporto o della durata nel tempo. Come in tutti i processi industriali, piccole variazioni in parametri fisici fondamentali lungo la catena produttiva possono produrre effetti macroscopici, o reazioni a catena. Materiali compositi, costituiti da polveri e leganti, possono risentire ad esempio della grana delle polveri, nel senso che polveri troppo grossolane rendono il supporto "rugoso" e quindi rumoroso, mentre polveri troppo sottili possono formare dei grumi che rendono disomogeneo il materiale, compromettendone la stabilità meccanica. Leganti troppo reattivi, o sensibili alla luce, possono cambiare le proprie caratteristiche fisiche, ad esempio indurendo eccessivamente e diventando fragili. Purtroppo la gran parte di questi errori si evidenzia quando è troppo tardi per intervenire, o comunque sono molto difficili da studiare, anche perché non si hanno campioni da sottoporre a test di stress e durata.
Visto il peculiare meccanismo di registrazione, in particolare per le registrazioni "sul campo", esiste una vasta casistica di errori e difetti, dovuti alla "fisicità" sia del supporto che del meccanismo di registrazione. La velocità di rotazione del disco non costante o errata (magari perché l'energia era fornita "a mano", o a causa di una batteria non proprio carica), le traccia poco o troppo incisa (magari a causa di uno stilo non nuovissimo), un supporto più "duro" del previsto, tutto contribuisce a rendere poi difficile la riproduzione ed ovviamente l'ascolto.
La resa del supporto rende sostanzialmente differente il suono registrato da quello originale, per cui sia al momento della registrazione che in quello della riproduzione si applica una curva di equalizzazione che ovviamente deve coincidere. Nel tempo e tra i vari produttori vi è una grande differenza di curve di equalizzazione, che permane fino alla standardizzazione. Fino ad allora il problema si pone con varie gradazioni di importanza.
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