Quando una copia non lo è: i problemi della duplicazione.

Presto o tardi arriva il momento per un supporto di essere duplicato perché arrivato vicino alla fine della propria vita utile. Qui sta il vero problema dei supporti finora visti: il contenuto segue le sorti del supporto.

In tutte le organizzazioni che hanno un archivio sonoro (lo stesso si applica al video) sono in corso attività di duplicazione dei supporti tese a prevenire la perdita di contenuto. Il problema è relativo finché esiste l'originale, dato che le copie di prima generazione, dette così perché create dall'originale, sono generalmente buone ma, quando l'originale non esiste più, si tiene una copia di prima generazione come originale e si creano copie di seconda generazione. Il processo può impiegare decine di anni tra generazione e generazione, ma prima o poi ben poco rimarrà dell'originale.

Supporto o contenuto? Gli archivi digitali

Lo scopo di ogni archivio è preservare il contenuto. Spesso questo viene identificato con il veicolo (il supporto), ma le tecnologie del mondo dell'informatica hanno reso separati questi due aspetti, permettendo di conservare indefinitamente un contenuto sempre assolutamente identico a se stesso, indipendentemente dal veicolo.

Alcune organizzazioni internazionali che riuniscono gli archivi storici, tra cui IASA, IFTA, ecc., hanno stabilito linee guida per la conversione degli archivi in digitale, e l'accordo su procedure e tecnologie è ormai consolidato.

In generale viene raccomandata la conversione in un formato digitale puro, ossia un file, la documentazione del contenuto, necessaria per la sua corretta individuazione e resa, e l'inserimento in un sistema di archiviazione che sia indipendente dal contenuto, ossia che manipoli soltanto file. In questo modo, all'introduzione di un nuovo modello di contenuto, sarà sufficiente caratterizzarlo dal punto di vista artistico o anagrafico, per il sistema sarà un file come gli altri.

I formati audio digitali: quale scegliere

Il formato più semplice è il Microsoft Wave PCM, equivalente al formato AIFF del mondo UNIX, che contiene i valori campionati organizzati in sequenza temporale, con poche altre informazioni utili per la ricostruzione del segnale. E' un formato non compresso, ossia i campioni sono riportati per intero, senza manipolazioni.

I più semplici file compressi adottano un metodo di codifica che viene chiamato predittivo, ossia utilizzano l'andamento precedente del segnale per "prevedere" come si comporterà successivamente. I metodi a modulazione delta, detti anche metodi ad un bit, ed i metodi a modulazione delta adattivi (ADPCM) utilizzano questo tipo di algoritmo.

Alcuni metodi sono stati studiati espressamente per certe applicazioni, come ad esempio la trasmissione della voce in ambito telefonico, ed hanno la migliore resa proprio sul parlato. Ad esempio µ-LAW, A-LAW e GSM sono algoritmi calibrati sulla voce umana, e traggono vantaggio dalle caratteristiche proprie del parlato.

Negli ultimi tempi sono giunti alla notorietà, grazie alle polemiche sollevate dall'MP3 su Internet, i metodi psicoacustici, detti anche a codifica percettiva. Si basano su studi di psicoacustica che dimostrano come l'orecchio umano non abbia una risposta lineare alle sollecitazioni ed alle sensazioni uditive.