Se non serve o non funziona la grafica
Può capitare che per un qualche motivo il programma di installazione non riconosca la scheda video, il monitor o succeda una qualsiasi cosa che impedisca l'avvio della modalità grafica. Oppure il computer su cui andiamo ad installare è povero di risorse, ad esempio poca memoria RAM, ed allora l'installazione in modo grafico non può funzionare, o si sceglie deliberatamente di non usarla.
Nonostante questo, l'installazione può essere comunque eseguita e portata a termine con successo, sfruttando una interfaccia utente molto semplice e leggera, che comunque permette di non rinunciare a nessuna delle possibilità offerte dall'installazione grafica.
L'installazione in modo testo si usa quando si va ad installare su computer con poca memoria RAM. In questo caso infatti è proprio il programma di installazione che autonomamente sceglie di avviarsi in questo modo (Figura 77, «Poca memoria...»).
In altre situazioni invece si sceglie deliberatamente di non usare il modo grafico, ad esempio per problemi di incompatibilità con la scheda video. Un esempio: con un computer basato su una particolare scheda denominata mini-ITX (prodotta da VIA™), al momento dell'avvio del programma di installazione in grafica lo schermo diventava illeggibile, con la grafica completamente rovinata. A quel punto per installare rimane solo la modalità testo. Oppure semplicemente perché la si trova più pratica, dato che il mouse non è assolutamente necessario.
L'uso di questa modalità di installazione non impedisce poi di usare la grafica. Se al momento di selezionare i pacchetti desiderati per l'installazione includiamo sia il supporto per Xorg, che il desktop di GNOME o KDE, possiamo utilizzare tranquillamente il desktop ad installazione terminata, dopo averlo configurato (Sezione 6.1, «Dov'è il desktop?»), ed aver cambiato un numero in un file di configurazione, come vedremo più avanti.
Per obbligare il programma di installazione ad usare la modalità testo, quando all'avvio si
presenta il prompt boot: (Figura 35, «Via!»), basta digitare:
boot: linux textNon serve altro. Al momento giusto il programma di installazione prenderà il percorso voluto.
Anche se apparentemente la procedura è diversa, quello che cambia è solo l'interfaccia, mentre continua a valere tutto quanto abbiamo detto nella sezione dell'installazione in modo grafico (Sezione 4, «L'installazione di Fedora Core 6»). Tutte le considerazioni, i suggerimenti e le avvertenze sono egualmente applicabili. Per questo motivo non ci ripeteremo, ma semplicemente rimanderemo ai paragrafi corrispondenti quando ci sarà qualcosa da dire.
Subito dopo il pannello con la richiesta di controllare i supporti (Figura 36, «Il controllo del supporto»), identico in tutte le modalità, la prima differenza la troveremo al benvenuto, che invece di essere lucido e pieno di cromature sarà molto essenziale, anzi, per usare un termine preso a prestito dalla moda, minimalista (Figura 78, «Il benvenuto»).
L'interfaccia si usa come tutte le altre dello stesso tipo, dato che sfruttano tutte la stessa libreria di funzioni, denominata ncurses. Il tasto di tabulazione permette di spostarci fra i vari controlli e pulsanti, i tasti freccia permettono di selezionare le varie voci, la barra spaziatrice ed il tasto Invio corrispondono a premere il pulsante o le voci scelte, come un clic del mouse.
Premuto il tasto nello schermo di benvenuto passiamo a scegliere la lingua usata per il processo di installazione, che diventa la lingua installata al termine del processo (Figura 79, «Lingua»). Di seguito viene la selezione della tastiera (Figura 80, «Mappa di tastiera»), che presenta già selezionata quella corrispondente alla lingua appena scelta.
Dopo una breve attesa in cui vengono cercate precedenti installazioni di Fedora (Figura 81, «Ricerca di altre installazioni»), arriviamo alla scelta del metodo di partizionamento (Figura 82, «Il metodo di partizionamento»). Il pannello è decisamente più brutto, ed a causa della maggiore lunghezza del testo tradotto le scelte appaiono tagliate, risultando poco leggibili. Ma il problema non sussiste, e possiamo fare riferimento ai paragrafi corrispondenti (Sezione 4.2, «Le partizioni»), dato che l'argomento è proprio quello.
Scegliamo sempre la voce Crea una struttura personalizzata, ed andiamo al pannello successivo (Figura 83, «Lo stato iniziale del disco»), che in modo molto essenziale mostra le stesse informazioni disponibili nella modalità grafica. Unica differenza è che non c'è il disegno a istogramma del disco, ma con un po' di pazienza la lista presentata ci dice le stesse cose.
In questo caso vediamo la situazione con un solo disco, le altre sono equivalenti. Per creare una nuova partizione nello spazio libero basta selezionare il pulsante e premere la barra spaziatrice. Nel pannello che appare (Figura 84, «Creare una nuova partizione») ci sono esattamente le stesse informazioni ed opzioni della controparte grafica. In alto abbiamo il punto di mount, ossia in quale punto del filesystem di Linux sarà utilizzata.
Per la prima partizione scriveremo qui il singolo carattere / (la barra di
divisione, quella sopra il tasto 7 o nel tastierino numerico), per indicare
che sarà la partizione di root. Poi con il tasto di tabulazione
ci spostiamo prima nel tipo di filesystem, poi nel disco da usare, che lasceremo entrambi
invariati, ed arriviamo nel campo dove indicare la dimensione in megabyte. Digiteremo il
valore desiderato, poi sempre con il tasto di tabulazione ci spostiamo fino a selezionare il
tasto e premiamo la barra spaziatrice. Tutto qui, la prima
partizione è fatta (Figura 85, «La partizione di root appena creata»).
Di seguito andiamo a creare le altre partizioni secondo lo schema desiderato, ad esempio la
partizione di swap e quella di home. Al
termine dell'operazione abbiamo la nostra mappa delle partizioni pronta per essere scritta sul
disco (Figura 86, «Le nuove partizioni»).
Anche qui abbiamo la possibilità di cancellare una partizione, modificarla o di rimettere tutto come era prima di iniziare le modifiche, sia usando i relativi pulsanti che con i tasti funzione elencati nella riga in basso dello schermo.
Se abbiamo Windows installato in una partizione FAT/FAT32, oppure abbiamo una partizione FAT/FAT32 che vogliamo utilizzare per lo scambio di dati fra i due sistemi operativi, possiamo selezionarla e con il pulsante ottenere un pannello che ci parmette di decidere dove collegarla al filesystem di Linux, senza perdere i dati al suo interno (Figura 87, «Modificare una partizione esistente»).
Se invece la vogliamo ripulire prima di collegarla al filesystem di Linux, possiamo premere il pulsante che ci permette di cambiare il tipo di filesystem e di riformattarlo, ovviamente perdendone tutto il contenuto (Figura 88, «Modificare una partizione esistente»).
Al termine la situazione presenterà la partizione di Windows montata sotto la directory
/windows, e potremo accedervi direttamente da Linux
(Figura 89, «Anche la partizione di Windows è accessibile»).
Solo premendo il pulsante passiamo alla fase successiva, ed ancora niente è stato scritto sul disco. Se abbiamo scelto di formattare partizioni che esistono già sul disco, viene visualizzato un avviso (Figura 90, «Se le partizioni da formattare esistono già») per ricapitolare le operazioni potenzialmente distruttive che verranno effettuate prima di installare. Controlleremo che sia tutto come volevamo, e poi confermeremo il tutto.
Solo nel caso in cui il sistema su cui andiamo ad installare ha veramente poca memoria (meno
di 128M), ci viene chiesto di scrivere immediatamente la nuova tabella delle partizioni per
poter attivare ed utilizzare la partizione di swap, altrimenti
l'installazione non potrà andare avanti per mancanza di memoria (Figura 91, «Se abbiamo poca memoria»).
Per tutte le altre varianti e discussioni sulle partizioni ci riferiremo alla sezione dell'installazione grafica (Sezione 4, «L'installazione di Fedora Core 6»).
E' arrivato il momento di GRUB. A differenza della versione grafica dell'installazione, qui i pannelli sono molti di più, ma semplicemente perché per motivi di spazio si è suddivisa ogni fase in più parti per non riempire troppo lo schermo. Il primo pannello chiede se vogliamo installare il bootloader (Figura 92, «Installazione di GRUB»). Seguono le opzioni avanzate di GRUB (Figura 93, «Opzioni avanzate di GRUB»), la password (Figura 94, «La password per GRUB»), l'elenco dei sistemi operativi con la selezione del predefinito da avviare (Figura 95, «I sistemi operativi») ed infine il posto dove installare GRUB (Figura 96, «Dove installare GRUB»), di solito il Master Boot Record.
Anche in questo caso possiamo riferirci alla sezione corrispondente dell'installazione grafica per maggiori dettagli (Sezione 4, «L'installazione di Fedora Core 6»).
Il passo successivo è l'impostazione dei parametri di rete, ovviamente se il computer è dotato di interfaccia di rete, riconosciuta dal programma di installazione (Figura 97, «Configurazione di rete»). A seguire la scelta del nome con cui battezzare il computer (Figura 98, «Il nome del computer»).
Faremo riferimento alla installazione grafica per note ed avvertimenti riguardo questa parte.
Nel passo successivo abbiamo l'impostazione dell'orario (Figura 99, «Il fuso orario»). Se abbiamo impostato la lingua italiana, avremo già selezionato il fuso orario corretto. Valgono le stesse considerazioni dell'installazione grafica.
Il successivo pannello permette di impostare la password dell'utente root (Figura 100, «La password di root»).
La discussione sull'importanza di questa password è, al solito, nella parte dell'installazione grafica.
La dotazione di software è veramente completa, ed i pannelli che seguono ci permettono di scegliere sia a grandi linee che in dettaglio, fino al singolo programma, cosa installare. Dopo una breve elaborazione (Figura 101, «creazione elenco dei software disponibili») per la lettura di tutti i pacchetti disponibili per l'installazione, il primo pannello mostra una scelta grossolana dei pacchetti (Figura 102, «I gruppi principali di software»). I pacchetti per la navigazione in Internet (browser, e-mail, chat, instant messenger, newsgroup, ecc.) vengono installati sempre, e si può scegliere se aggiungere programmi per lavoro di ufficio (word processor, fogli di calcolo, presentazioni, gestione progetti, ecc.), il necessario per lo sviluppo (compilatori, ambienti di sviluppo e librerie) ed infine il necessario per un web server.
Normalmente è selezionata solo la voce dei programmi per ufficio. Attivando invece la voce Selezione personalizzata del software e premendo accederemo ad un pannello di selezione dettagliata che ci permette di scegliere pacchetto per pacchetto la dotazione, esattamente come con l'installazione grafica (Figura 103, «Selezione del software per gruppi»).
Dopo aver selezionato una categoria, premendo i tasti + o la barra spaziatrice si aggiunge l'intera categoria di software, ma con le selezioni predefinite. Ad esempio, anche selezionando la Audio e video non viene installato K3B, un programma per masterizzazione CD e DVD piuttosto completo. Per scegliere i singoli pacchetti di software, una volta evidenziata la categoria, basta premere F2, e ci viene proposta la lista completa con le scelte opzionali (Figura 104, «La selezione dettagliata dei pacchetti»).
Per togliere la selezione ad un pacchetto o ad una categoria basta evidenziarla e premere la barra spaziatrice o il tasto -.
Per il dettaglio delle singole categorie e di alcuni pacchetti, possiamo far riferimento alla sezione dell'installazione grafica (Sezione 4, «L'installazione di Fedora Core 6»).
Una volta completata la selezione dei pacchetti desiderati, si passa alla fase dell'installazione vera e propria. Il programma effettua prima un controllo approfondito sulle varie dipendenze dei pacchetti scelti ed eventualmente seleziona automaticamente i moduli necessari al corretto funzionamento (Figura 105, «Controllo delle dipendenze»). Segue un messaggio che ci informa dove possiamo trovare un registro dell'installazione, utile in caso di problemi o per segnalare bug (Figura 106, «Dove trovare il rapporto dell'installazione»).
Questo è l'ultimo pannello prima dell'installazione, non verranno chieste altre informazioni. Unica eccezione se usiamo i CD invece del DVD per l'installazione: periodicamente ci verrà chiesto di cambiare il supporto.
Dopo questo messaggio parte la formattazione delle varie partizioni (Figura 107, «Formattazione delle partizioni»), seguita dal trasferimento dei dati necessari per l'operazione sul disco (Figura 108, «Trasferimento file per l'installazione»), da una ulteriore operazione preliminare (Figura 109, «Ancora un momento...»), seguita finalmente dall'installazione dei pacchetti (Figura 110, «...ed installiamo sul serio!»). Da qui in poi l'operazione prosegue senza ulteriori interventi fino al completamento. I tempi indicati in questa immagine non sono assolutamente reali, dato che stiamo lavorando in una macchina virtuale in emulazione. Una installazione di questo tipo su un computer non troppo vecchio (classe Pentium III™) si esaurisce in meno di venti minuti.
Terminata l'installazione ci viene chiesto di riavviare il computer. Siamo pronti per configurare il nostro nuovo sistema operativo (Figura 111, «Finito, pronti per Fedora!»).
Terminata l'installazione, esattamente come nella versione grafica, anche qui abbiamo la possibilità di configurare alcune funzioni ed accessori per il funzionamento.
La prima differenza la noteremo all'avvio quando, al posto della barra di progresso con il logo di Fedora, vedremo un succedersi di messaggi più o meno criptici (Figura 112, «L'avvio senza il graphic boot»). Al termine ci verrà presentato un pannello con lo stesso aspetto di quelli visti durante l'installazione, con un elenco di scelte corrispondenti alle configurazioni su cui possiamo intervenire al momento (Figura 113, «Il setup iniziale»).
Questo pannello può essere richiamato in qualsiasi momento dalla shell, con il comando setup, come tutti quelli che vedremo.
La prima voce, Autenticazione permette di scegliere come il sistema operativo verificherà le credenziali di accesso (username e password). Se il computer è isolato, e non fa parte di una rete complessa con gestione centralizzata, possiamo lasciare le scelte predefinite (Figura 114, «Come veniamo riconosciuti»). Altrimenti possiamo usare sia una autenticazione attraverso un Dominio di Windows™, un server LDAP o simili, che permettono ad un amministratore di rete di gestire utenti e password da un unico punto. Tutto questo lo diciamo semplicemente a titolo di notizia, non perché serva a qualcosa in una installazione “casalinga”.
Anche questo pannello può essere richiamato con il comando system-config-authentication o dal menù , , .
Con Configurazione del firewall possiamo prima di tutto decidere se attivarlo o meno (Figura 115, «Il firewall»), ed una volta deciso per l'attivazione, con il tasto possiamo decidere quali servizi permettere in ingresso (Figura 116, «La configurazione dettagliata del firewall»). Se non diversamente specificato il firewall è sempre attivo al termine di ogni installazione, con solo il servizio SSH consentito in ingresso.
Anche questa funzione può essere invocata con il comando system-config-securitylevel o dal menù , , (Figura 68, «Le modifiche a firewall e SELinux»).
Segue Configurazione della tastiera che ci permette di scegliere la mappa di tastiera (Figura 117, «La mappa di tastiera»).
Questa configurazione si può fare anche con il comando system-config-keyboard o dal menù , , .
Quasi tutti i comandi di questo tipo sono abbastanza evoluti da capire per prima cosa se
siamo in un desktop grafico oppure in una console, ed attivare l'interfaccia
corrispondente. Per seconda cosa, se per funzionare necessitano dei diritti di
amministrazione, ed in quel momento non siamo l'utente root, automaticamente ci chiedono la password dell'utente
root. Senza contare che le stesse funzioni
le possiamo ottenere con semplici comandi dati dalla shell.
Di seguito abbiamo Configurazione della rete, che ci mostra l'elenco delle interfacce di rete riconosciute e disponibili (Figura 118, «Le interfacce di rete»), ed una volta selezionata quella su cui vogliamo operare abbiamo un pannello molto simile a quello già visto durante l'installazione (Figura 119, «»).
Il comando corrispondente è system-config-network o dal menù , , .
Segue la configurazione dei Servizi di sistema, che permettono di avere alcune funzioni automatizzate e di avviare particolari server o applicazioni (Figura 120, «I servizi di sistema»). Tutto questo lo vedremo meglio in una sezione apposita.
Per avere lo stesso pannello si usa il comando ntsysv per in modo testo, mentre per la versione grafica il comando è system-config-services, oppure dal menù , , , .
Infine rimane l'impostazione del fuso orario, tramite la voce Configurazione del fuso orario (Figura 121, «Il fuso orario»).
Il comando corrispondente è system-config-time, e la voce di menù corrispondente è in , , .
Se abbiamo installato in modo testo, il programma di installazione configura il sistema per non avviare il desktop grafico Xorg, ma rimane in modo testo. Quale che sia il problema o il motivo che ci ha portato ad usare la modalità testo, non siamo bloccati così, ma se abbiamo installato tutto il necessario e configurato video e monitor (Sezione 6.1, «Dov'è il desktop?»), possiamo per prima cosa verificare che funzioni, usando il comando startx da una console. Se è tutto in ordine dovremmo veder apparire il desktop grafico dopo una breve pausa.
Qui abbiamo due scelte: o proseguire così, cioè avviare in modo testo e lanciare il desktop
solo quando serve, oppure scegliere di avviare da subito in automatico il desktop grafico. Per
far questo occorre una piccolissima modifica ad un file molto importante,
/etc/inittab. Questo file, fra le altre cose, stabilisce quello che si
chiama il runlevel del sistema operativo, identificato con un
numero. In Fedora esistono questi runlevel:
runlevel 1: è detto anche single user
mode, e corrisponde ad una modalità di emergenza. Il sistema operativo
viene avviato con tutti i servizi fermi, senza connessione in rete e con un solo utente
attivo, ovviamente root. In questa modalità si
effettuano gli interventi “a cuore aperto”, come ad esempio controllare
integrità di dischi, installare particolari software o rimettere a posto un disastro.
Abbiamo solo un terminale ed una shell, e per questo motivo questa modalità è riservata
solo a chi sa dove mettere le mani.
runlevel 2: è detto full multiuser
mode. Tutti i servizi sono attivi, il sistema è connesso in rete e
totalmente funzionale al netto della totale assenza di interfaccia grafica.
runlevel 3: è identico al runlevel 2
tranne che per tradizione in questo modo si hanno anche le condivisioni disco in rete
collegate, ed il servizio NFS (Network File System) attivo. Praticamente è quello con il
massimo delle funzioni attive, a parte il desktop grafico.
runlevel 5: è il runlevel con il
massimo delle funzioni, e comprende finalmente il desktop grafico.
Gli altri runlevel sono per usi particolari: lo 0 ed il 6 sono transitori e corrispondono rispettivamente allo spegnimento ed al riavvio del computer, mentre il 4 non è usato.
Quando installiamo normalmente il programma di configurazione imposta il sistema per usare il
runlevel 5, mentre quando usiamo la modalità testo per
l'installazione viene impostato il runlevel 3.
La prima parte del file /etc/inittab contiene queste righe:
# Default runlevel. The runlevels used by RHS are: # 0 - halt (Do NOT set initdefault to this) # 1 - Single user mode # 2 - Multiuser, without NFS (The same as 3, if you do not have networking) # 3 - Full multiuser mode # 4 - unused # 5 - X11 # 6 - reboot (Do NOT set initdefault to this) # id:3:initdefault:
La riga che ci interessa è l'ultima. Il numero (in questo esempio 3) è il runlevel all'avvio. Basta cambiarlo in questo modo:
id:5:initdefault:
ed avremo al prossimo avvio il desktop grafico pronto per l'uso.
Oppure per cambiare di runlevel basta usare il comando:
# init 5
che in questo caso cambia immediatamente il runlevel portandolo
a 5. Solo l'utente root può cambiare il
runlevel, qualunque altro utente ottiene un messaggio di
rifiuto.