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2. Cose da fare prima

2.1. Quale Linux
2.2. Altri ingredienti
2.3. Software necessario
2.4. Prima di inserire il pen drive
2.5. Cose da evitare

Avete già inserito il pen drive nella presa USB?

Male. Dobbiamo prima preparare il laboratorio.

2.1. Quale Linux

Se abbiamo già Linux installato, quale che sia la distribuzione, siamo già a buon punto. Se invece non lo abbiamo, possiamo scegliere di utilizzare una distribuzione live, di quelle che partono da CD o DVD senza installare nulla sul disco. Per questa seconda opzione possiamo utilizzare le distribuzioni Knoppix, Helix oppure il System Rescue CD (usato ampiamente qui). Altre distribuzioni live potrebbero andar bene, solo per queste ho verificato personalmente che contenessero i programmi necessari.

2.2. Altri ingredienti

Ovviamente avremo bisogno di tanto spazio disco, che può essere fornito da un ulteriore disco esterno (USB o Firewire) o da una partizione di un disco interno al computer. Lo spazio che andremo ad utilizzare dovrà essere con filesystem ext2/ext3 (o una qualsiasi versione successiva), oppure a scelta Reiserfs, jfs o xfs. Il motivo è presto detto: occorre poter creare file di dimensione molto grande (sopra i 4 gigabyte), ed il filesystem deve essere completamente accessibile da Linux. Quindi, sono assolutamente inadatti dischi formattati in FAT32 o NTFS.

Lo spazio necessario è almeno il doppio della dimensione del disco da recuperare, se intendiamo fare tutto in una volta, cosa necessaria se il disco da recuperare è prossimo al guasto definitivo. Se invece vogliamo andare un po' alla volta, se il disco da recuperare è in buona salute ed il disastro è solo superficiale (vedremo poi cosa si intende), possiamo utilizzare lo spazio che abbiamo. Il mio consiglio è di non essere avari con lo spazio, soprattutto se il disco da recuperare ha la febbre alta, non so se mi spiego.

2.3. Software necessario

Useremo comandi ed utility normalmente installati in tutte le distribuzioni, come dd, losetup, mount, fsck.vfat e via così. Solo per l'utility foremost dovremo provvedere a mano, dato che normalmente non viene installata. In Fedora basta usare il comando:

# yum install foremost

Per altre distribuzioni potete riferirvi alla documentazione. In Knoppix, Helix e nel System Rescue CD foremost è già presente.

Niente altro sarà necessario, a parte tempo e pazienza.

2.4. Prima di inserire il pen drive

Se abbiamo deciso di usare un disco esterno per salvare i dati è questo il momento di connetterlo al computer. Fra poco spegneremo i demoni che si occupano del mount in automatico, per evitare di danneggiare ancor di più il disco da recuperare.

Siamo pronti al recupero. Prima di inserire il drive da recuperare nella presa USB (o Firewire) nel computer occorre verificare che:

  • Se abbiamo un desktop evoluto, come le ultime versioni di Gnome o KDE, controlleremo che i demoni hal e dbus (detto anche messagebus o desktop-bus) siano spenti. Questi due, fra le altre cose, si occupano rispettivamente di rilevare l'inserimento di periferiche come appunto pen drive, e segnalarlo ad altre applicazioni, di solito per effettuale il mount automatico. Dato che non vogliamo che nessuno metta le mani senza il nostro consenso nel pen drive da recuperare, li disabilitiamo entrambi.

  • Stessa cosa per i demoni come autofs, che effettuano il mount automatico, se la nostra distribuzione ne fa uso.

Ora possiamo inserire il drive nella presa.

2.5. Cose da evitare

Spesso mi vengono sottoposti supporti che sono stati prima seviziati (è il caso di dirlo) con varie utility scaricate, installate (eventualmente "craccate") e provate direttamente sul supporto senza la minima cognizione di cosa si stia facendo, continuando ad operare nel solito modo dell'utente medio, che si affida a programmi automagici, che per forza di cose prendono decisioni al posto nostro, devastando irrimediabilmente quel poco che si poteva recuperare. Fra l'altro, nelle avvertenze e nella documentazione di questi programmi spesso ci sono elencate le avvertenze e soprattutto cosa aspettarsi dall'esecuzione del programma, ma in fondo leggere è una perdita di tempo quando si devono recuperare tutte le foto di nostro figlio da quando è nato ad oggi. No? No!

Molti programmi di riparazione automatizzata sottopongono i supporti a stress piuttosto pesanti, molto più pesanti di una semplice lettura sequenziale, e in qualche caso capita che portino il disco allo schianto definitivo nel tentativo di recuperarne qualcosa. Quindi, prima di qualsiasi altra operazione, possiamo prima tentare le procedure spiegate qui, che non toccheranno il contenuto del supporto, e lo sottoporranno ad uno stress minimo. Poi, se niente di quello che viene recuperato è utilizzabile, rimane aperta la strada dei programmi consigliati dall'amico smanettone. Non fare l'inverso, ossia portare il supporto a qualcuno competente solo dopo aver peggiorato le cose.

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